Roma, 10 lug – Alitalia va verso la nazionalizzazione. Nell’impossibilità di trovare investitori a sufficienza entro la scadenza del 15 luglio, è questa l’ipotesi che si fa sempre più strada. Mentre, oltre a Delta Airlines, si prepara sottotraccia l’ingresso anche di Atlantia.

Alitalia nazionalizzata al 51%

Inizialmente l’intervento pubblico doveva limitarsi ad una maggioranza relativa del capitale. Con un 35% in mano a Ferrovie dello Stato, il ministero dell’Economia sarebbe stato della partita con una quota inferiore al 15%. In totale meno del 50%. Ad oggi, tuttavia, è probabile che via XX Settembre innalzi la propria partecipazione portando quella statale complessivamente oltre la metà. Controllando così, di fatto, la maggioranza assoluta di Alitalia.

Questo lo stato dell’arte. A mancare, ad oggi, sono i “promessi sposi” che si sono inseguiti nel corso degli ultimi mesi. Claudio Lotito è momentaneamente sparito dai radar, sul quale sono però apparsi il finanziere sudamericano German Efromovich e l’imprenditore italiano Carlo Toto. Due soluzioni che però il partner industriale Delta non sembra gradire. Specialmente il primo, che pur avendo sottolineato si voler entrare in Alitalia a titolo personale è e resta il patron di Avianca, la compagnia di bandiera colombiana che fa parte dell’alleanza Star Alliance, storica concorrenze della SkyTeam di cui Delta è fondatrice.

Atlantia: fra Alitalia e autostrade

E’ in questo contesto che, nonostante le smentite di prammatica, è maturato il “ritorno di fiamma” da parte del gruppo Atlantia. Se Delta avrà fra il 10 e il 15% della nuova Alitalia significa che resta un 35-40% ancora da incasellare, per un impegno previsto di almeno 300 milioni di euro. Stanti i paletti imposti proprio da Delta, la società dei Benetton diventa così l’indiziata numero uno.

Non una novità, dato che Atlantia (che già è nel settore: controlla gli aeroporti di Roma Fiumicino e Ciampino) ha partecipato in passato alle vicissitudini della nostra compagnia di bandiera. Ma la partita, a questo giro, si snoda anche sul tema delle concessioni autostradali. I due tavoli sono sì separati, ma sarebbe errato pensare che non si possano intersecare. Nessuno parlerà mai esplicitamente di “scambio” fra ingresso in Alitalia e salvataggio del proficuo business di Autostrade per l’Italia. Ma è altrettanto vero che – piano industriale a parte – i Benetton difficilmente sarebbero disposti ad aprire il portafogli per un’operazione estremamente rischiosa senza ottenere certezze. E non è da escludere che le voci di rimpasto che vedono Toninelli, il più duro sulla revoca delle concessioni ad Atlantia, lontano dalle infrastrutture possano essere propedeutiche in tal senso. Con buona pace della promessa di far tornare le autostrade pubbliche entro l’anniversario della tragedia del Ponte Morandi.

Filippo Burla

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