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Roma, 18 mar – Un’Alitalia fatta a pezzi e rimpicciolita. Dunque incapace, sin dall’inizio, di poter anche solo pensare di competere con i principali concorrenti europei. E’ questo il perimetro entro il quale nascerà, dalle ceneri del vecchio vettore, la nostra “nuova” compagnia di bandiera. Confermando i peggiori timori della vigilia.

La scelta della fisionomia dell’Alitalia prossima ventura è stata comunicata ieri dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Recependo quasi al completo tutte le indicazioni giunte da Bruxelles e sulle quali lo stesso ministro, insieme ai colleghi Daniele Franco (Economia) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture) si erano confrontati due giorni fa con la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager. Di incontro “positivo” avevano parlato i partecipanti. Ma positivo per chi?

L’Ue impone lo spezzatino Alitalia

Non certo per Alitalia, che esce ancor più ridimensionata rispetto alle già non esaltanti prospettive di pochi mesi fa. Se era ardito parlare di uno scenario di medio/lungo termine, adesso qualsiasi previsione viene ulteriormente rivista al ribasso. La newco Ita (Italia trasporto aero), infatti, decollerà con 45/47 aerei rispetto ai 52 di cui parlava il piano industriale di dicembre. Meno della metà rispetto all’attuale flotta, meno di un decimo – per dare un ordine di grandezza – rispetto ad Air France-Klm. “Lo Stato farà la sua parte ma la compagnia deve poi essere in grado di sostenersi da sola”, ha spiegato Giorgetti. Con tanti saluti ad una realtà che definire strategica – tra flussi di persone (turisti compresi: chi decide dove e come volano?), comparto cargo (colpevolmente abbandonato da anni) e ricadute sui territori (una compagnia genera come indotto locale almeno il doppio del fatturato) – è dir poco.

Impossibile, con questi numeri, parlare di qualsiasi ipotesi di rilancio. Un calcio al barattolo che sposta solo poco più in là le lancette della prossima, inevitabile, crisi d’azienda. Tutto, ovviamente, in nome del mercato, vincolo posto dall’occhiuta Ue per dare il suo assenso all’operazione. Parola d’ordine “discontinuità”, formula che nasconde quel che accadrà realmente: di Alitalia si farà strame, con le divisioni servizi di terra e manutenzione che verranno vendute separatamente (e a gara) rispetto al ramo aviazione. Difficile non credere che lo spezzatino non sia una condizione imposta per dare il via libera ai 55 milioni di euro di ristori chiesti dalla compagnia stessa, nelle ultime settimane in difficoltà persino nel saldare gli stipendi. Se non è un ricatto, poco ci manca.

Seimila lavoratori a rischio

Mentre il resto d’Europa mette generosamente mano al portafogli (solo per Lufthansa i governi hanno stanziato 9 miliardi di euro), l’Italia deve limitarsi alle briciole. Spendendone comunque 3 che, se da un lato non saranno risolutivi per i massicci investimenti di cui Alitalia avrebbe bisogno – tanto più per tentare di riagganciare il treno dopo l’«anno zero» del settore – rischiano anche di creare un problema sociale non indifferente.

Con l’ulteriore sforbiciata, infatti, si restringe anche il numero di dipendenti coinvolti nella nuova società Dai quasi 11mila attuali, si passerebbe a circa 5/6mila. Peraltro non tutti subito, ma scaglionati nel tempo. Gli altri 6mila rimarrebbero in carico all’amministrazione straordinaria, in attesa di conoscere la loro sorte tra ammortizzatori sociali, accompagnamento alla pensione o, per i meno fortunati, il licenziamento.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Utilizzeremo, a sostegno, aerei militari (lungo raggio e con paracadute -optional non da poco) e idrovolanti (corto raggio)… Per medio raggio Ita. Tra il serio e faceto, per viaggi più coinvolgenti. Ridiamoci su altrimenti…

  2. Tutti in ginocchio a farsi dire cosa fare da burocrati non eletti e pure stranieri.Dante già ne parlava secoli addietro; “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”

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