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Anche nel 2020 l’Italia è contribuente netto Ue: così abbiamo regalato 6,6 miliardi a Bruxelles

by Filippo Burla
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Roma, 9 feb – Le poche certezze della vita: le tasse, la morte e l’Italia contribuente netto dell’Ue. Circostanza, quest’ultima, che immancabilmente si replica anche nell’anno 2020. La pandemia ha bloccato (temporaneamente) il patto di stabilità ma non il continuo e costante flusso di risorse verso l’Unione. A conti fatti, l’Italia ha versato 18,2 miliardi di euro per ottenerne 11,6. Il saldo negativo – pari a 6,6 miliardi – è l’obolo che ci troviamo costretti a pagare come quota di iscrizione al “club”.

Italia contribuente netto Ue da oltre vent’anni

Le cifre emergono dalla Relazione annuale 2021, appena pubblicata dalla Corte dei Conti e che solo in parte modifica quanto già osservato la scorsa estate dalla Ragioneria generale dello Stato. Il dato dei versamenti nei confronti del bilancio Ue è in aumento di 1,4 miliardi rispetto al 2019, “uno dei più alti degli ultimi sette anni”, scrivono i magistrati. La musica non cambia dal lato degli accrediti (tra i vari programmi ricompresi nell’ambito dei cosiddetti “fondi europei”) da Bruxelles verso l’Italia, che crescono ma solo di meno di 500 milioni di euro. Il risultato è un saldo che peggiora di quasi un miliardo rispetto al 2019. Tolto il 2018, è il livello più alto (in valore assoluto) degli ultimi 7 anni.

Sale così l’onere cumulato negli oltre vent’anni in cui l’Italia si è ritrovata ad essere contribuente netto dell’Ue. Se alle ultime rilevazioni il conto si attestava a circa 110 miliardi, ora tale soglia viene ampiamente superata.

Il Recovery Fund non cambierà le carte in tavola

La Corte dei Conti si dice comunque fiduciosa che il 2020 sarà un anno di transizione rispetto ai succitati andamenti. “Alla luce delle significative ricadute della strategia impostata per favorire e sostenere la ripresa delle economie dei Paesi membri nel contesto della crisi pandemica – si legge – non è forse molto perspicuo interrogarsi ancora su dinamiche che sono destinate a subire profondi mutamenti. In questa prospettiva, i dati che fotografano la situazione a fine 2020 rappresentano il portato di una inerzialità che andrà gradualmente, ma decisamente, spegnendosi”. Il riferimento è al bilancio pluriennale Ue 2021-2027, ampiamente esteso con le provviste afferenti al Next Generation Eu, altrimenti noto come Recovery Fund.

Ci permettiamo di condividere l’approccio dubitativo della Corte, di certo non il velato ottimismo sul fatto che l’Italia possa superare la sua atavica condizione. Tacendo degli strettissimi vincoli cui il NextGen Eu ci sottopone (anche in termini di austerità prossima ventura), la verità è che la “pioggia di miliardi” si fatica proprio a vederla. Tolti i prestiti, che per definizione vanno restituiti, le erogazioni a fondo perduto sono e restano a valere sul bilancio Ue, quello cioé al quale partecipano pro-quota tutti gli Stati dell’Unione. Italia compresa, chiamata sì a beneficiare dell’estensione del passivo (i contributi generosamente concessi da Bruxelles), ma allo stesso tempo anche a partecipare all’incremento del lato dell’attivo (risorse proprie da un lato, nuove eurotasse dall’altro).

Detta in termini più semplici: paghiamo per poter utilizzare i nostri soldi. Come ha spiegato, con dovizia di particolari, la stessa Commissione. E’ vero che rispetto al Recovery saremo, per una volta, percettori netti. E’ però altrettanto vero che l’Italia resterà contribuente netto dell’Ue rispetto alla restante parte del bilancio ordinario. Nella migliore delle ipotesi, è lecito ipotizzare al più una sorta di “sconto” sul secondo. Sufficiente ad invertire la tendenza, senza dubbio. Insufficiente, tuttavia, a trasformare in positivo un segno che era (e resterà) negativo.

Filippo Burla

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Anche nel 2020 l’Italia è contribuente netto Ue: così abbiamo regalato 6,6 miliardi a Bruxelles - 9 Febbraio 2022 - 5:30

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