Roma, 30 giu – Il governo è pronto a revocare la concessone ad Autostrade per l’Italia. Ne è sicuro il vicepremier Luigi Di Maio, che ha in mente anche la data: il 14 agosto 2019, primo anniversario della tragedia del Ponte Morandi. “Se il 14 agosto la politica vuole andare a commemorare le vittime, se il governo vuole andare a commemorare le vittime, ci vada e ci dobbiamo andare con la procedura della revoca delle concessioni almeno avviata“, ha annunciato.

Il ministero: “Da Autostrade gravi inadempienze”

A quasi 12 mesi dal crollo del viadotto Polcevera, la commissione tecnica istituita dal ministero delle Infrastrutture ha prodotto i primi risultati. Il rapporto, consegnato venerdì sera, parla “di gravi inadempienze”, ha spiegato il titolare del dicastero Danilo Toninelli.


“Le decisioni saranno prese nei prossimi giorni o nelle prossime settimane”, ha aggiunto, sottolineando che “non interessa far lavorare o non far lavorare una società, ma che chi ha in concessione il bene pubblico rispetti le leggi, cioè faccia manutenzione”.

Nonostante le mancanze addebitabili alla gestione dei Benetton, il rapporto non sembra però dare una direzione univoca. Da qui il parziale attendismo di Toninelli – “il parere è ovviamente complesso e anche molto ampio”, ha detto – perché non sembrano al momento esistere i presupposti per far scattare l’automatismo tra inadempienze e revoca della concessione. Insomma, se la volontà sembra esserci, i pentastellati sono però in stallo sul “come” procedere.

La Lega frena, Giorgetti: “Aspettiamo le sentenze”

Il quadro non è agevolato dalla componente leghista del governo, che per bocca di Giancarlo Giorgetti mette dei rigidi paletti all’ipotesi di avviare l’iter. Secondo il sottosegretario alla presidenza del consiglio, infatti, sarebbe quantomeno opportuno attendere gli esiti delle procedure penali e amministrative attualmente in corso: “Quando saranno terminate si dovrà rispettare quella decisione”, ha spiegato.

Qualora in sede processuale Autostrade dovesse uscirne con una condanna che ne evidenzi le responsabilità – è il ragionamento di Giorgetti – allora si potrà iniziare il cammino che potrebbe portare alla revoca. Se da un punto di vista tecnico la logica è cristallina, da quello politico suona come una bocciatura dell’ipotesi di nazionalizzazione della rete viaria nazionale, dato che per il pronunciamento dei giudici potrebbero volerci anni.

Cosa rischiano i Benetton

Anche Salvini, che lo scorso agosto tuonava contro Autostrade e sposava la linea dura, oggi va più cauto: “Di Maio sbaglia, stiamo parlando di una società che dà migliaia di posti di lavoro, è quotata in Borsa e fattura decine di miliardi di euro”. Ora, al di là dell’errore insito nel ragionamento (i posti di lavoro non verrebbero persi in caso di nazionalizzazione) è vero che Atlantia – la società che controlla quasi il 90% di Autostrade per l’Italia – come tuonava il leader pentastellato, sarebbe un’azienda “decotta”?

I numeri parlano di una realtà che nel 2018 ha realizzato utili per 818 milioni, dato che negli anni scorsi ha più volte superato il miliardo. Sono quasi 5 i miliardi di ricavi da pedaggi, oltre il 70% di quelli di gruppo (e per quasi il 60% dalle nostre autostrade) che, fra le altre cose, in Italia controlla anche gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino. Insomma, il business sembra solido. Allargando però lo sguardo all’intera galassia dei Benetton, vale a dire alla holding di famiglia Edizione, si nota come i conti di quest’ultima poggino in larghissima parte proprio sull’attività di Atlantia.

La quale opera in pressoché in monopolio, con un quadro regolamentario che fino ad oggi è stato generosissimo. Basti pensare al rendimento garantito che sfiorava il 7% netto, una follia in un’epoca di tassi quasi a zero. Zero come il rischio che i concessionari corrono tanto che la società dei Benetton ha potuto, negli anni, staccarsi dividendi superiori rispetto agli investimenti posti in essere. Questo grazie a risultati di esercizio colossali, con rapporti fra utile e fatturato multipli rispetto a società con capitalizzazione simile. Una vera e propria gallina dalle uova d’oro, protetta da contratti blindati di concessione e tutto a spese degli automobilisti italiani.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. Grazie per queste (poco incoraggianti, purtroppo) informazioni. Trovo piuttosto capziose le ragioni dell’attendismo, anche perché nel frattempo “quelli là” continuano a lucrare tanto quanto prima. Quanto meno, sarebbe il caso che si tentasse di obbligare i concessionari a mettere in campo, entro ieri e rigorosamente a loro spese, TUTTI gli interventi manutentivi necessari sull’intera rete autostradale in concessione. Il che significa — dare un bel taglio agli utili, riconducendoli a impiegi di pubblica utilità (come dovrebbero essere sempre stati).

  2. Giustissima la nazionalizzazione dato che i gestori a cui erano state svendute autostrade non hanno quasi mai fatto gli investimenti promessi in cambio di continui aumenti di tariffe.Vorrei ricordare alla Lega che oggi molti italiani non possono nemmeno girare per il loro paese o andare a trovare i propri genitori magari in altre regioni senza perdere giornate con mezzi alternativi.E questo avviene per il costo proibitivo delle autostrade private in mano ad oligarchie straniere che le controllano tramite finanziarie dato che Benetton è poco piu’ che un proprietario di facciata.E la cosa grave è che l’enorme il costo di costruzione delle autostrade fu supportato dagli italiani con il loro lavoro e loro tasse negli anni 1950-1970

  3. …salvini è voltagabbana..ex comunista dei centri sociali ex leghista.ex ex ex … cosa vuol fermare? Non è capace di fermare neanche un barchino… è solo uno sbruffone…

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