Roma, 23 ago – Dagli aumenti delle bollette di gas e luce al carrello della spesa, passando per i libri scolastici, l’autunno alle porte si preannuncia da incubo. Scenario ben poco evidenziato dalla grande parte dei politici in campagna elettorale, intenti a straparlare di tutto e niente, senza davvero affrontare di petto una situazione a dir poco emergenziale. Se tutto questo è però tristemente ovvio per i cittadini, a rivelarsi ancora più inquietante è quanto emerge dall’ultimo report Coldiretti riguardante “L’autunno caldo degli italiani a tavola fra corsa prezzi e nuovi poveri”, diffuso oggi al Meeting di Rimini. Con i rincari previsti in autunno, oltre 2,6 milioni di italiani sono letteralmente a rischio fame, rischiano cioè di dover chiedere aiuto per mangiare perché non avranno soldi a sufficienza per arrivare alla fine del mese. Questi 2,6 milioni di persone “rappresentano la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui rischia di trovarsi un numero crescente di famiglie a causa dell’inflazione spinta dal carrello della spesa per i costi energetici e alimentari”, fa notare Coldiretti.

A rischio fame 2,6 milioni di italiani: i dati da incubo nel report Coldiretti

“Con l’aumento dei prezzi del carrello della spesa cresce anche il numero di persone costrette a far ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente ai pacchi alimentari che – sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato tra gli altri 538.423 bambini (di età uguale o inferiore ai 15 anni), 299.890 anziani, 81.963 senza fissa dimora (di età uguale o superiore ai 65 anni), 31.846 disabili”.

“Il balzo dell’inflazione spinto dalle quotazioni record del gas – scrive ancora Coldiretti – costerà infatti alle famiglie italiane 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, a causa del mix esplosivo dell’aumento dei costi energetici legato alla guerra in Ucraina e del taglio dei raccolti per la siccità che aumenta la dipendenza dall’estero e alimenta i rincari. La categoria per la quale gli italiani spenderanno complessivamente di più è il pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo annuale di quasi 115 euro e precede sul podio carne e salumi che costeranno 98 euro in più rispetto al 2021 e le verdure (+81 euro). Seguono latte, formaggi e uova con +71 euro e il pesce con +49 euro, davanti a frutta e oli, burro e grassi”.

C’è poi l’annunciata esplosione del costo dell’energia. Secondo Coldiretti ha “un impatto devastante sulla filiera, dal campo alla tavola, in un momento in cui la siccità ha devastato i raccolti con perdite stimate a 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nelle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività e ben oltre 1/3 del totale nazionale delle imprese agricole (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio ma aumenti riguardano l’intera filiera alimentare con il vetro che costa oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, ma si registra un incremento del 15% per il tetrapack, del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica”.

Come evitare il tracollo

“Abbiamo presentato a tutte le forze politiche – fa presente Coldiretti – un piano in cinque punti per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, investire per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di “non perdere 35 miliardi di fondi europei per l’agricoltura italiana nei prossimi cinque anni ma anche la necessità di attuare al più presto le misure previste dal Pnrr”.

Sempre secondo Coldiretti, “oltre alla scelta strategica di istituire il Ministero dell’agroalimentare è necessario affermare in Europa un netto no al cibo sintetico, al Nutriscore e all’accordo Mercosur che rischia di aprire le porte a prodotti che utilizzano più di 200 pesticidi non autorizzati da noi e ad aumentare la deforestazione e l’inquinamento, mettendo in ginocchio le imprese agricole europee. Mentre è fondamentale dire un forte sì all’origine in etichetta per tutti gli alimenti, alla ricerca su nbt in campo aperto, alla sostenibilità con bioeconomia circolare, biocarburanti, biogas e digestato”.

 

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