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Banca Etruria: il governo salva il papà della Boschi facendo pagare i risparmiatori

by Filippo Burla
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banca etruriaRoma, 26 nov – Caos sotto il cielo di Arezzo. Il “salvataggio” di Banca Etruria, della quale il padre del ministro Boschi è stato nominato nel 2014, dopo una gavetta nel Cda, vicepresidente, sta sollevando, per le modalità adottate, un polverone che coinvolge correntisti, risparmiatori e conflitti di interesse ai vertici del governo.

Facciamo un passo indietro: Banca Etruria, storico istituto toscano, viaggia da tempo in pessime acque. Insieme ad altri istituti è finito, di recente, sotto l’occhio della Banca d’Italia e il governo, domenica scorsa, ha impresso il suo sigillo tramite un apposito decreto subito ribattezzato “salva banche”. Il meccanismo del bail-in, per il quale pagheranno anche i correntisti per gli eventuali dissesti bancari, sarà in vigore dal 2016. Per il momento, l’esecutivo ha quindi escogitato un paracadute, affidato alle mani delle grandi del credito italiano.

A che prezzo? I correntisti sono per ora salvi, insieme agli obbligazionisti (i creditori) ordinari. Discorso diverso per quanto riguarda invece i possessori di obbligazioni subordinate, titoli il cui rimborso non è garantito in caso di liquidazione o fallimento dell’attività, il cui valore è stato sostanzialmente azzerato in quanto utilizzate per abbattere le perdite dell’istituto: “L’intero onere del salvataggio è posto innanzitutto a carico delle azioni e delle obbligazioni subordinate”, spiegano dalla Banca d’Italia.

Tutto nella norma si dirà, visto che lo strumento dell’obbligazione subordinata comporta questi rischi. Peccato che in molti casi l’acquisto dello strumento finanziario non fosse, per i clienti di Banca Etruria, una facoltà o un modo per diversificare il rischio in piena coscienza. Le cronache odierne riportano infatti le testimonianze di numerosi correntisti costretti a sottoscrivere queste obbligazioni, vuoi per accedere ad un prestito, vuoi per aprire un mutuo.

“Sono correntista da anni, mi avevano detto che era a basso rischio, di non preoccuparmi anche se si trattava dei risparmi di una vita. Nessuno mi ha spiegato che poteva fallire la banca! E comunque la banca non è fallita, perché è proprio questo il paradosso”, spiega un cliente. “Siamo stati obbligati ad acquistare azioni per avere il finanziamento della ditta, oltre che aprire conti correnti personali”, rincara la dose un imprenditore, cui fa seguito un altro cliente: “quelle azioni sono state fatte prendere per forza, soprattutto a quella povera gente che richiedeva un mutuo un finanziamento o un prestito”.

Per quanto riguarda la sola Banca Etruria, sono almeno 5 mila gli obbligazionisti gabbati dalla repentina mossa del governo. 15mila in totale quelli delle varie banche sottoposte ad una sorta di liquidazione coatta, come Cassa di Risparmio di Ferrara e Banca Marche. Senza considerare poi gli azionisti, altre decine di migliaia di piccoli risparmiatori finiti nel tritacarne.

E’ vero che l’Italia, fra le grandi nazioni europee, è quella che ha speso meno soldi pubblici in aiuto alle banche. Ha preferito scaricare il peso direttamente sulle spalle dei cittadini.

Filippo Burla

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1 commento

Massimo 27 Novembre 2015 - 12:50

E tiravano le monetine a Craxi ….

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