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Roma, 13 dic – Una notizia buona (a metà) e una cattiva (per intero). Il Prodotto interno lordo del 2020 si contrarrà un po’ meno del previsto, ma scordiamoci il “rimbalzo” sul Pil 2021. Questo, in estrema sintesi, il quadro tracciato da Banca d’Italia nel suo ultimo bollettino di proiezioni macroeconomiche.



Il 2020 meno peggio del previsto

Non più tardi dello scorso giugno, il Fondo monetario internazionale stimava il nostro Prodotto a -12,8%. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri rassicurava, dal canto suo, che la contrazione non avrebbe toccato la doppia cifra. Per una volta pare che abbia avuto ragione.

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Passata la buriana della prima serrata, l’economia è tornata a marciare (leggermente) meglio del previsto. Non certo grazie alle elemosine del governo, ma in ogni caso abbastanza per segnare un’inversione di tendenza. Lo stesso Fmi, a ottobre, migliorava le previsioni a -10,8%, mentre Banca d’Italia le arrotondava (già a luglio) a -9,5%. Da Palazzo Koch ora limano qualche altro decimale: il 2020 potrebbe chiudere con un tondo -9%. Il miglioramento sull’anno in corso non sembra però poter essere il viatico per un potenziamento dell’atteso “rimbalzo” del Pil 2021. Il quale, anzi, rischia di essere un rimbalzino.

Pil 2021: stime dimezzate

Nonostante già ad inizio autunno era plausibile attendersi che al crollo non sarebbe seguita una ripresa in verticale, nella Nadef si ostentava sicurezza. Il Pil 2021 avrebbe fatto segnare, stando alle stime del governo, un robusto +6%. Non sufficiente per recuperare quanto perso da marzo a dicembre di quest’anno, almeno una ventata di aria fresca in attesa di tempi migliori. I quali sarebbero dovuti arrivare negli anni successivi, con il +3,8% del 2022 e i due punti percentuali e mezzo di recupero nel 2023. Insomma, nel giro di qualche decina di mesi si sarebbe recuperato quasi tutto.

Usiamo il condizionale perché l’ottimismo dell’esecutivo si scontra oggi con la doccia fredda proveniente sempre da Banca d’Italia. Via Nazionale già in estate parlava di un +4,5% per il Pil 2020, adesso vira al ribasso a +3,5%. Un po’ meglio va nei periodi seguenti, con il +3,8% del 2022 (pari a quanto riportato in Nadef) e +2,3% (due decimali in meno) nel 2023. Ma le previsioni, come ci insegna il dramma vissuto quest’anno, sono lì per essere smentite. Quasi sempre al ribasso. E sempre ammesso che, notano dal nostro (fu) istituto di emissione, i fondi di quella partita di giro che si chiama Recovery Fund arrivino nei tempi e modi concordati e siano tempestivamente spesi. Pensiero speranzoso, più che realtà.

Filippo Burla

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