banche venete crisiRoma, 13 giu – Popolare di Vicenza e Veneto Banca, le due banche venete finite stritolate dalla crisi dei crediti in sofferenza, potrebbe essere salve. Almeno per ora.

“Il ministro Pier Carlo Padoan comunica che la soluzione è ormai prossima e che le interlocuzioni con le istituzioni europee sono incoraggianti”, si legge in una nota diffusa in mattinata dal ministero dell’Economia in merito alle trattative che vedono il titolare del dicastero impegnato sul fronte di Bruxelles per evitare l’irreparabile. Padoan sembra comunque ottimista, dato che successivamente arriva un’integrazione al primo comunicato nel quale il ministro ribadisce “che la soluzione non contemplerà alcuna forma di bail in e che obbligazionisti senior e depositanti saranno in ogni caso pienamente garantiti”.

Chi detiene obbligazioni senior e i titolari di conti correnti (anche al di sopra dei 100mila euro?) sembra quindi escluso per il momento dal piano di ristrutturazione delle banche venete. A pagare saranno invece gli azionisti che non hanno aderito ai concambi, gli obbligazionisti Junior e probabilmente anche il fondo Atlante, che un anno fa era intervenuto con quasi 2,5 miliardi nella prima ricapitalizzazione.

I due istituti hanno però ora bisogno di nuovo capitale, che l’Ue e la vigilanza bancaria chiedono venga sottoscritto per almeno 1,2 miliardi da investitori privati prima che lo Stato possa aprire i cordoni della borsa per quella che sarà una nazionalizzazione di fatto. La domanda è sempre la solita: chi ce li mette? Unicredit e Banca Intesa, che fino a pochi giorni fa glissavano, sembrano più disposte a fare la loro parte, in caso contrario il bail in potrebbe essere evitato, ma il futuro delle banche venete rischia di finire in mano ai vertici comunitari, con la Germania che intanto aspetta sempre alla finestra.

Filippo Burla

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