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inps sede pensioniRoma, 4 mag – La sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha bocciato il blocco dell’indicizzazione all’aumento del costo della vita per le pensioni tre volte sopra il minimo, misura varata dal ministro Fornero nel tentativo di raggranellare una manciata di euro e placare così le mire dei mercati, rischia ora di aprire una voragine nei conti pubblici. Le prime stime oscilanno fra i 5-6 e i 10 miliardi necessari per coprire il buco venutosi a creare.



Il governo deve così correre ai ripari e allo studio ci sarebbero numerose ipotesi. Quella che per ora sembra riscuotere maggior apprezzamento è la revisione della soglia “critica”, fissando il tetto oltre il quale non vi sarà rivalutazione a 4 o 5 volte il minimo Inps 2011, vale a dire fra i 2mila e i 2mila e 500 euro lordi mensili. Così facendo, si ridurrebbero le somme da restituire a chi è stato colpito dai provvedimenti di blocco. Non è tuttavia escluso che la Consulta possa, visto il precedente, esprimersi negativamente -e non nell’immediato, ma fra qualche anno- anche su questo aggiustamento “in corsa”. Con l’effetto, quindi, di rinviare solamente il problema.

Seconda possibilità allo studio è invece quella di restituire integralmente quanto non versato a livello di integrazione per l’adeguamento inflazionistico, dilazionando il pagamento a rate nel tempo. Si ridurrebbe così l’impatto sulle finanze pubbliche, ma in ogni caso è a rischio il margine di quasi 2 miliardi che si pensava di usare per le esigenze di cassa. “I soldi vanno restituiti e possiamo dire addio al tesoretto“, ha commentato laconico il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano.

Filippo Burla

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