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Taranto, 7 gen – Il Tribunale del riesame di Taranto ha accolto poche ore fa il ricorso presentato dai commissari straordinari di Ilva (titolari degli impianti attualmente in affitto ad ArcelorMittal) contro l’ordinanza di spegnimento dell’Altoforno 2. La decisione permette di non chiudere l’impianto, che rimane comunque sotto sequestro – ma con facoltà d’uso – nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di un operaio avvenuta nel giugno 2015.

L’Altoforno 2 può continuare a lavorare

Le operazioni di spegnimento avrebbero dovuto iniziare domani, sancendo se non l’apposizione di una pietra tombale sui destini di Ilva, quantomeno l’inizio della fine per le sorti del siderurgico. L’Altoforno 2 rappresenta uno dei tre altoforni (sui cinque originari) in attività a Taranto ed era da tempo al regime minimo, limitato a 4800 tonnellate al giorno. Con effetti a cascata sulla produzione complessiva, che rispetto alle oltre 6 milioni di tonnellate l’anno è ferma a circa 4. La chiusura dell’altoforno avrebbe significato la necessità di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per almeno 3500 lavoratori (di cui più di 1200 già in Cig ordinaria), praticamente un terzo del totale degli operai dello stabilimento.

Riparte la trattativa sul futuro di Ilva

Scongiurata la fermata dell’altoforno, adesso possono iniziare le operazioni di messa a norma dello stesso, per un costo totale degli interventi pari a 11,5 milioni di euro. Un investimento a carico dell’amministrazione straordinaria e che può far ripartire la trattativa fra governo e ArcelorMittal.

Il gruppo franco-indiano, infatti, di fronte all’indisponibilità di questo impianto chiave avrebbe avuto buon gioco nel dimostrare l’inadempienza dei commissari, il cui mancato intervento di messa in sicurezza si sarebbe tradotto in una importazione menomazione degli apparati produttivi, adducendo ciò a ragione della volontà di recedere dal contratto stante l’impossibilità di dare attuazione al piano industriale previsto. Ora che l’altoforno può riprendere a lavorare a pieno ritmo, sul destino di Ilva si aprirà un nuovo capitolo.

Filippo Burla