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borseMilano, 26 gen – Altro crollo per la borsa cinese che questa mattina ha chiuso oltre il minimo degli ultimi 13 mesi. A Shanghai l’indice Composite ha chiuso la seduta con un tonfo del 6,42% a 2.750 punti, mentre lo Shenzen Composite ha lasciato sul parterre oltre 7 punti percentuali.

Le continue oscillazioni del petrolio che dopo il rimbalzo di giovedì e venerdì della scorsa settimana, ha ripreso a scendere sotto la soglia dei 30 dollari a barile.
Anche Tokio ha chiuso i battenti in rosso. L’indice Nikkei ha perso il 2,35% a 16.708 punti risentendo anche della debolezza di Wall Street che proprio ieri sera aveva chiuso in rosso tutti i principali indici azionari (Dow Jones -1,30% sotto 16.000 punti, Nasdaq -1,59% a 4.518 punti e S&P 500 -1,57% a 1.877 punti).

Stamattina è il turno delle borse europee travolte anche loro dalle vendite. In avvio quasi tutte viaggiano in negativo, mentre a Piazza Affari sono ancora le banche ad essere maggiormente affossate. Il titolo Mps resta quello più colpito e non riesce a fare prezzo in avvio. Viceversa i titoli di Stato restano relativamente immuni dalla tempesta ribassista anche se in questa fase gli investitori preferiscono i Bund tedeschi ai nostri Btp con conseguente aumento del differenziale tra Italia e Germania.

Inevitabile che in questo caso si pensi all’ultima grande crisi finanziaria avvenuta nel 2008. Troppo fresco il ricordo perchè non ci si ponga l’interrogativo di fronte alla crescente sfiducia che gli investitori nutrono nei confronti delle istituzioni finanziarie e nell’economia. La Cina soffre il boom dell’indebitamento privato balzato al 160% del Pil in pochissimi anni. Indebitamento causato dalle continue iniezioni di liquidità che dal 2008 ad oggi la banca centrale cinese ha dovuto fornire per far ripartire l’economia e il credito (sono circa 4.000 i miliardi di dollari che si sono resi necessari). Contemporaneamente aumentano i fallimenti nel settore corporate: una catena che rischia di trascinare i mercati finanziari locali provocando una drammatica frenata economica globale. Per le borse di tutto il mondo una Cina troppo debole porterebbe a forti spinte deflazionistiche con conseguente crollo del valore azionario alla stregua di quanto accaduto nel 2008.

Giuseppe Maneggio

 

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