sterlina-brexitLondra, 10 ott – Forse all’inizio è stato solo colpa di un “flash crash”, ma il prosieguo dell’altalena della sterlina sembra escludere l’errore umano. Fino alla notizia: la valuta britannica è ai minimi rispetto all’euro, da quanto quest’ultima è nata. Negli uffici di cambio la situazione è addirittura peggio, dato che i cambiavalute offrono sempre qualcosa di meno per poter guadagnare sulla differenza: per tutto il fine settimana si è scesi sotto la parità, con 100 sterline cambiati per soli 97 euro.



Da giugno ad oggi, vale a dire dal giorno del referendum, la sterlina ha perso il 15%. Un calo ancora più ampio sull’anno, con la divisa di sua maestà che ha lasciato sul terremo un quinto del suo valore. E’ vero, la Brexit ancora non c’è stata e serviranno almeno due anni perché sia portata a compimento, ma gli effetti in termini di aspettative si stanno già facendo sentire. E, sorpresa, non porteranno alla fine della civiltà occidentale né all’aumento dei tumori per i cittadini inglesi, come si era vociferato – fra le tante altre cose – prima del voto di inizio estate. Tutt’altro.

Mentre la sterlina cala, infatti, l’industria della Gran Bretagna vede una nuova giovinezza. Il Purchasing manager’s index, che rappresenta le aspettative del settore, a settembre è schizzato all’insù a 55,4 dal 53,4 di agosto (con 50 che rappresenta il discrimine fra contrazione ed espansione), ben superiore rispetto alle stime di 52,1, segno che i responsabili dei reparti acquisti prevedono di far man bassa. Crescono anche gli ordini dall’estero, spinti proprio dal calo della moneta, che segnano un aumento record da due anni a questa parte. E’ vero, d’altra parte, che con la svalutazione aumentano anche i costi dei beni importanti, ma l’aumento della domanda è sia da parte che da parte interna, a dimostrare una discreta vitalità dell’economia britannica che smentisce le previsioni apocalittiche di pochi mesi fa. Non solo l’industria in senso stretto, ma anche altri comparti stanno godendo di un inaspettato beneficio. E’ il caso del turismo, con migliaia di potenziali visitatori di Londra e dintorni che si sono trovati, quasi dall’oggi al domani, con generosi sconti impliciti nei prezzi delle vacanze oltremanica, diventate improvvisamente più conveniente di altre gettonate mete.

Filippo Burla

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