BRIBasilea, 7 mar – Troppe le incertezze secondo la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) che potrebbero condurci ad una nuova tempesta finanziaria. Il calo della crescita e della produttività unito agli eccessivi livelli di indebitamento degli stati rappresentano delle vere e proprie mine vaganti. Secondo l’istituto che regola i rapporti tra le banche centrali dei diversi paesi, i segnali di un nuovo periodo di caos ci sono tutti. E’ quanto emerge dal bollettino trimestrale emesso pochi giorni prima dell’attesissima riunione della Bce del prossimo 10 marzo. Bce che è chiamata ad emanare misure più aggressive di stimolo monetario dopo la deflazione che ha ammantato nuovamente le economie della zona euro.

Per la BRI i margini di manovra delle banche centrali sono troppo ridotti. “Le recenti turbolenze hanno mostrato chiaramente che le banche centrali, dopo la crisi, sono state gravate per un tempo troppo lungo di un fardello eccessivo – rimarca il capo del dipartimento monetario BRI, Claudio Borio – proprio nel momento in cui si sono ridotti gli spazi per politiche di bilancio e c’è stata carenza di misure strutturali. Malgrado condizioni monetarie eccezionalmente espansive, la crescita nelle giurisdizioni più importanti è stata deludente e l’inflazione è rimasta persistentemente bassa. Gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali, probabilmente per la prima volta, vacilla“.

Le turbolenze dei mercati, che si sono manifestate nel primo scorcio di quest’anno con pesantissime ondate di vendite, sono state scatenate dalla Cina per la BRI. A tal proposito si prende in esame la massiccia uscita di capitali subita dal Dragone negli ultimi trimestri, colpa del rimborso dei debiti in dollari contratti dalle imprese cinesi. Mentre monitorando lo stato di salute delle banche globali l’istituto non ha potuto che constatare tutte le preoccupazioni legate ai tassi di interesse troppo bassi. “L’elemento che più ha turbato gli investitori – afferma Claudio Borio – è lo scenario di un futuro di tassi di interesse ancora più bassi, ben oltre l’orizzonte, che potrebbero minare i margini, la redditività e la resilienza delle banche.L’apprensione è cresciuta e si è propagata in seguito alla decisione della Bank of Japan di adottare tassi ufficiali negativi. Nel punto di apice, sono stati negoziati rendimenti negativi oltre 6.500 miliardi di dollari di titoli di Stato, estendendo ancora una volta i confini dell’impensabile“.

Per l’esponente della BRI la crescita del debito degli stati in rapporto al Pil è un altro degli elementi di criticità. “Nelle economie avanzate al centro della crisi, si è avuta una certa riduzione della leva finanziaria nel settore privato ma il debito del settore pubblico è cresciuto costantemente. Il brusco aumento del debito del settore privato in altri paesi, soprattutto in una serie di economie emergenti tra cui quelle più grandi ha tuttavia rappresentato lo sviluppo più allarmante“.

Giuseppe Maneggio

 

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