Roma, 19 dic – La multinazionale statunitense Caterpillar ha deciso di chiudere lo stabilimento di Jesi. Una vera e propria doccia gelata per i 260 dipendenti. Nulla lasciava presagire una decisione di questo tipo. Eppure la dirigenza non ne vuol sapere di tornare sui suoi passi.

Caterpillar a Jesi

Prima di capire il motivo dei licenziamenti è utile fare un passo indietro per capire come gli americani sono arrivati nelle Marche. Cominciamo con le presentazioni. Caterpillar è il principale produttore mondiale di attrezzature per l’edilizia e l’estrazione mineraria, motori diesel e a gas naturale, turbine industriali e locomotive diesel-elettriche.

L’azienda non pensa solo ai soldi. Addirittura nel 1952 ha dato vita all’omonima fondazione che “contribuisce a rendere possibile il progresso sostenibile in tutto il mondo attraverso il sostegno alla sostenibilità ambientale, l’accesso all’istruzione e il soddisfacimento dei bisogni umani fondamentali”. Possiamo, dunque, dirci fortunati se investono a Jesi e poi in Emilia nelle sedi di Castelvetro (Modena) e Bazzano (Bologna). Nella cittadina marchigiana arrivano negli anni novanta rilevando il celebre Sima. Negli anni sessanta quest’ultima era leader in Europa per la produzione di cilindri oleodinamici. Poi arrivo la crisi che si concluse con la cessione al colosso americano. Ciò che viene prodotto nella città marchigiana, i cilindri, sono una componente assai importante. Questi ultimi montati su escavatori e pale (e alcuni camion) sono fondamentali perché consentono di trasformare la forza idraulica in movimento lineare, facilitando il sollevamento e lo spostamento di materiali pesanti.

I licenziamenti inaspettati

Arriviamo così ai giorni nostri. In un consiglio d’amministrazione svoltosi ai primi di dicembre i membri del cda hanno stabilito che la produzione di cilindri idraulici per macchine di movimento terra non è più conveniente. Meglio, dunque, esternalizzare. E lo stabilimento di Jesi? Semplice: si chiude. Alla faccia del “progresso sostenibile” ed “attento ai bisogni della persona”.

La mattina dell’11 dicembre il nuovo direttore dello stabilimento Caterpillar di Jesi, in provincia di Ancona, Jean-Matthieu Chatain, ha comunicato l’intenzione dell’azienda di avviare una procedura di licenziamento collettivo che colpirà 270 lavoratori. A detta dei sindacalisti l’ordine del giorno doveva essere diverso. Bisognava affrontare temi come la semestrale, il contratto integrativo. I più ottimisti parlavano anche di assunzioni. Invece è arrivata la doccia gelata. Quando i rappresentanti sindacali sono stati messi al corrente del piano è stato subito dichiarato lo sciopero.

Tutti i lavoratori sono stati colti di sorpresa. La produttività è alta e i conti sono in ordine. Secondo Marco Bentivogli, ex dirigente sindacale della Cisl, l’azienda andava bene. Il margine operativo lordo era stato raddoppiato anche recentemente, arrivando al 10%. Ma nel capitalismo apolide non c’è posto per questo tipo di ragionamenti. Un operaio che lavora bene può perdere il posto dalla sera alla mattina solo perché ciò che produce viene realizzato a costi più bassi in altre parti del mondo.

La reazione della politica

La risposta degli operai è stata forte, con due contestazioni a Chatain. Il presidio davanti alla fabbrica continua ma è come se i dipendenti lottassero contro i mulini a vento. Questa volta difficilmente si concluderà come la vertenza Elica. In questo caso, ci troviamo di fronte ad una relatà che è una schiacciasassi.

I politici provano a farsi sentire, in particolare gli amministratori locali.  L’assessore al Lavoro della Regione Marche Stefano Aguzzi ha parlato di un colpo a freddo da parte di Caterpillar: “Se quanto emerso dovesse essere confermato sarebbe un fatto gravissimo perché, senza alcun coinvolgimento e confronto, cancellerebbe il valore occupazionale e sociale dell’impresa, pregiudicando e mettendo nelle mani di pochi il destino di famiglie e territori interi. Scelte unilaterali inaccettabili, frutto di una visione miope. Abbiamo già convocato in Regione per lunedì una rappresentanza dei lavoratori”. Aguzzi ha pronta una road map: “Nelle prossime ore faremo tutti gli approfondimenti e coinvolgerò direttamente il ministro nella vicenda, anche con una lettera formale, affinché il Governo intervenga subito: non possiamo lasciare il territorio in balìa degli interessi di grandi gruppi che si stanno dimostrando insensibili rispetto alle esigenze della nostra comunità”.

Purtroppo, il nostro tessuto industriale è “in balia” delle multinazionali come Caterpillar da troppo tempo. I casi di Whirlpool, Gkn, Embraco non ci hanno ancora insegnato niente? Se così fosse, sarebbe veramente grave.

Salvatore Recupero

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