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Roma, 16 apr – Alle richieste avanzate dai governatori Zaia e Fontana al governo, volte a riavviare le attività produttive dal 4 maggio, si uniscono le parole del nuovo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Fresco di nomina, il 53enne imprenditore lombardo, ha voluto alzare immediatamente la voce: “Lancio subito un appello – ha dichiarato Bonomi – dobbiamo metterci al più presto in condizioni operative per affrontare con chiarezza ed energia la sfida tremenda che è di fronte a noi: continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavoli necessari rispetto a una classe politica che mi sembra molto smarrita in questo momento e non ha idea della strada che deve percorrere questo Paese”.

Politica anti-industriale

Un duro attacco quello del nuovo presidente di Confindustria, che non esita a parlare di una politica che “ci ha esposto a un pregiudizio fortemente anti-industriale che sta tornando in maniera importante in questo Paese”. Bonomi però non le manda a dire neppure ai sindacati: “Non pensavo di sentire più l’ingiuria che le imprese sono indifferenti alla vita dei propri collaboratori. Sentire certe affermazioni da parte del sindacato mi ha colpito profondamente. Credo che dobbiamo rispondere con assoluta fermezza”, ha dichiarato. La necessità di far ripartire le attività produttive italiane inizia dunque ad essere un tema piuttosto caldo, perché con tutta evidenza è impensabile bloccarle ancora a lungo.

Riaprire in tempi rapidi

Il rischio è di passare in breve tempo da una tremenda crisi a un vero e proprio collasso economico. Così anche Confindustria preme per una riapertura in tempi rapidi e Bonomi fa notare che oltretutto “i tempi di accesso alla liquidità non sono neanche immediati per le nostre imprese”, quindi per la ripartenza “il tempo deve essere rapido, veloce. Non possiamo permetterci di perderne ancora”. Secondo il nuovo presidente di Confindustria dunque è fondamentale “riaprire le produzioni perché solo queste danno reddito e lavoro”, per quanto sia altrettanto chiaro che si debba “evitare assolutamente la seconda ondata di contagio che ci porterebbe a nuove misure di chiusure che sarebbero drammatiche e devastanti”.

Alessandro Della Guglia