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Roma, 20 apr – Spesso sentiamo ripetere la filastrocca delle banche italiane vulnerabili, altrettanto sovente ci ritroviamo a discutere di aiuti di Stato agli istituti di credito. Per non parlare, soprattutto, della difficoltà di accesso ai prestiti che hanno privati e imprese italiane. E’ dunque doppiamente grave, se fosse confermato, che una banca abbia girato la bellezza di 15 miliardi di euro a soggetti stranieri, in particolare francesi, per consentirgli di assicurarsi aziende italiane in crisi a causa della pandemia in corso.



Attacco all’economia italiana

Un’ipotesi clamorosa così delineata da Il Giornale, a cui hanno rivelato il gravissimo episodio alcune fonti del mondo della finanza internazionale. Uno scenario allucinante e chiaramente da scongiurare, su cui adesso sta cercando di far luce il Copasir. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sta indagando adesso per cercare di appurare se “si intravedono azioni internazionali per il controllo proprietario di Borsa italiana e se tra gli istituti di credito – si legge in una nota del presidente del Copasir, Raffaele Volpi – ve ne siano alcuni che con la raccolta dei risparmi degli italiani abbiano direttamente o indirettamente aperto linee di credito ingenti a soggetti fuori dal Paese, ascrivibili forse addirittura a quell’elenco di attori interessati all’aggressione degli asset nazionali”.

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L’altra indagine del Copasir

Pare dunque che ci sia un forte interesse da parte di non meglio specificati soggetti esteri ad aggredire e dunque acquisire imprese italiane, anche e probabilmente in particolare quelle strategiche. Inutile dire che sarebbe l’ennesima perdita di sovranità nazionale e di potenza economica, con squali senza scrupoli già pronti ad afferrare la preda indebolita dal coronavirus. Non solo, nel mirino del Copasir sembra esserci anche Deutsche Bank Italia.

Alcuni membri del comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica hanno chiesto che vengano auditi i vertici dell’istituto credito “per approfondire la solidità della capofila tedesca del gruppo che da molte fonti sembra riscontri criticità, in particolare per gli ingentissimi volumi di prodotti finanziari derivati detenuti, e per capire se scelte relative a tale peculiarità possano intercettare gli interessi dei risparmiatori italiani o in qualche modo condizionare gli interessi nazionali del Paese”.

Eugenio Palazzini

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