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Lo scontro tra Mario Draghi e la Germania si appresta ad entrare nel vivo. Jens Weidmann, in foto, governatore della Bundesbank, è tra i più accesi critici nei confronti della politica della Bce.

Berlino, 13 gen – Che la Germania non gradisca il quantitative easing lo hanno compreso un po’ tutti. Il programma di acquisto di titoli di Stato da parte della Bce preventivato da Mario Draghi, ha ricevuto sin da subito critiche e contrarietà da parte di economisti e banchieri tedeschi di rilievo.



Da Jens Weidmann, governatore della Bundesbank, all’economista Peter Praet (per fare due esempi eclatanti, ma i nomi sono tanti) sono in molti ad aver usato parole pesanti nei confronti del presidente della Bce. L’ultimo in ordine di tempo è Hans -Werner Sinn, numero uno dell’Ifo, l’ istituto economico tedesco che pubblica mensilmente l’omonimo indice. Le parole di Sinn non lasciano spazio ad altre interpretazioni: “Il rischio di una deflazione è soltanto un pretesto per il quantitative easing, per dar vita a un programma di salvataggio per il sud Europa”, ha detto Sinn, che motiva la sua dichiarazione affermando che il calo dell’inflazione è dovuto ai prezzi più bassi del petrolio e che, dunque, “non c’è bisogno che la Bce agisca”.

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Ai tedeschi non piace l’idea che la Bce possa diventare prestatore di ultima istanza verso stati individuali. In sostanza si oppongono ad uno dei doveri che ogni banca centrale dovrebbe avere. La Federal Reserve negli Stati Uniti si attiva così tutte le volte che le istituzioni non riescono ad ottenere credito e il cui collasso avrebbe serie implicazioni per l’economia. Il numero uno dell’istituto economico tedesco ha poi aggiunto che il programma Omt della Bce – piano per l’acquisto di bond, annunciato da Draghi nel 2012, dopo la promessa di fare “qualsiasi cosa sia necessaria” per difendere l’euro – presenta ulteriori rischi per l’unità dell’area euro.

L’Omt è un piano che la Bce si riserva di attuare per i paesi che ne facciano richiesta e consisterebbe nell’acquisto di titoli di Stato (a breve termine) sul mercato secondario, con lo scopo di ridurre le pressioni derivate dallo spread e placare i timori sui mercati finanziari.

La Corte Costituzionale tedesca ha stabilito lo scorso anno che attraverso il lancio dell’Omt, la Bce è andata probabilmente oltre il suo mandato e ha chiesto di conseguenza alla Corte di Giustizia europea di decidere sulla legalità del programma. Hans-Werner Sinn ha avvertito che la Germania potrebbe arrivare al punto di essere vincolata costituzionalmente a lasciare l’euro. “Qualcuno deve arrendersi e quel qualcuno dovrebbe essere la Bce, che dovrebbe rinunciare all’Omt volontariamente”. La riunione del comitato esecutivo della Bce previsto per il prossimo 22 gennaio si appresta così a divenire la madre di tutte le battaglie per la Germania.

Giuseppe Maneggio

 

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