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Mps cade in Borsa al minimo storico. Il titolo è stato sospeso più volte in asta di volatilità.

Siena, 23 dic – Non pare esserci tregua per il Montepaschi. Il tracollo di ieri in borsa, -6,8% a 0,46 euro, ha fatto toccare i minimi storici alla banca di Siena, che adesso vale complessivamente 2,5 miliardi, pari all’aumento di capitale che dovrà essere portato a termine entro maggio. Praticamente annullato dal mercato il maxiaumento da 5 miliardi di sei mesi fa, in parte utilizzato per rimborsare gli aiuti di Stato da 3 miliardi ricevuti durante il governo Monti. La preoccupazione è che il peggio non sia passato.



Il Sole 24 Ore scrive: “Cinque miliardi in fumo in 180 giorni con una perdita secca di due terzi del capitale per chi ha investito denari nell’ultima ricapitalizzazione, a partire dai nuovi soci forti, Fintech e Btg Psctual, che possiedono il 6,5% del capitale, ma che ha impattato anche su Axa e su tutti i piccoli azionisti”.

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Lo stress test avviato dalla Bce su Mps ha ravvisato altri 2,1 miliardi di deficit patrimoniale che l’istituto presieduto da Alessandro Profumo dovrà affrontare.

Il mercato ha analizzato anche le parole del presidente di Mps Profumo “hanno alimentato speculazioni su maxiperdite in arrivo nel quarto trimestre come effetto dei 4,2 miliardi di accantonamenti e rettifiche emersi dall’esame della Bce (asset qualità review)”, ha scritto il Corriere. Finora la banca ne ha registrato solo 1,1 miliardi. Dunque ne mancherebbero altri 3 circa, solo parzialmente coperti (per 900 milioni secondo i calcoli di Equita sim). E c’è di più: Profumo ha detto che anche nel 2015 la banca potrebbe registrare ulteriori svalutazioni dei crediti verso le pmi, a causa della crisi che perdura.

Appare sempre più evidente che Mps necessiti di un partner. “Credo che ci integreremo con un altro gruppo, spero sia qualcuno che abbia a mente l’interesse degli stakeholder. La nazionalità non conta”, ha detto Profumo all’austriaco Der Standard. Bisognerà vedere se l’attuale management (Profumo e Viola) resterà in sella, aggiunge il Corsera: il consiglio scade in primavera e toccherà ai soci, Fondazione Mps e i sudamericani Fintech e Btg Pactual, insieme al 9%, esprimersi sui vertici, come scrive da giorni il quotidiano Il Fatto dando credito ad un prossimo possibile ribaltone al vertice della banca senese.

Le cause di queste continue perdite sono da imputarsi alla massicce rettifiche sui crediti. Solo nell’ultimo anno – come riportato dal Sole 24 Ore – le svalutazioni sui prestiti malati sono salite del 60% e oggi si mangiano l’80% di tutti i ricavi della banca.

Risvolti finanziari a parte è indubbio che il fallimento sia anche politico. Mps è la banca della sinistra da sempre, governata dal Pd, salvata tre anni fa dal governo Monti, tuttora legata a filo doppio al partito di Renzi, che prodigo di parole per ogni argomento, fa finta di nulla e glissa sulla grave posizione di Mps, mentre un ennesimo sbeffeggiamento dell’Italia arriva da parte dei media stranieri, in primis il Financial Times, che fa notare come le banche italiane siano paragonabili a quelle greche e cipriote.

Giuseppe Maneggio

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