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Declino della produzione di acciaio in Cina (alto) e nel mondo (basso)

Roma, 6 ago – Il collasso della bolla azionaria cinese non poteva cogliere impreparato chi aveva da tempo segnalato la frenata economica di Pechino in base a dati oggettivi come la diminuzione del tasso di crescita del consumo elettrico, il crollo della domanda di metalli, gli ordinativi dell’industria, l’aumento vertiginoso dei crediti in sofferenza e la stagnazione sui valori minimi trentennali del commercio mondiale.
Quattro mesi dopo, possiamo confermare le tendenze recessive già segnalate ed estenderle anche al resto del mondo.
Dal 2010, la produzione di acciaio in Cina (dati World Steel Association) ha segnato il picco massimo nel maggio 2014 a oltre 71 milioni di tonnellate mensili, per poi ritracciare fino ai 69 milioni del giugno scorso, con variazioni anno su anno sempre negative nella prima metà dell’anno in corso. Essendo per metà ascrivibile alla Cina stessa, non sorprende che anche la produzione mondiale di acciaio abbia seguito la stessa sorte sia nella produzione complessiva sia nelle variazioni anno su anno. Tuttavia, è notevole osservare che se la Cina ha cessato di crescere, nessuna altra area del mondo è stata in grado di compensare.
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Variazione mensile, anno su anno, del consumo elettrico in Cina (fonte: ZeroHedge)

Sul piano del consumo elettrico cinese, l’ultimo rapporto del Consiglio cinese per l’elettricità (Cec) riporta una ulteriore diminuzione del tasso di incremento della domanda di energia, ridotto ad appena l’1,3% nella prima metà del 2015, contro il 3% dell’anno scorso, sempre valutato anno su anno. In nove province della Cina su 28, il consumo elettrico è perfino diminuito, così come nel settore dell’industria pesante (-0,9%). L’illusione della crescita ha determinato tuttavia un ulteriore incremento degli investimenti infrastrutturali nel settore elettrico, contribuendo alla bolla finanziaria.
Gli esperti, mentre sottolineano la rilevanza dei dati di consumo elettrico rispetto al Pil reale della Cina (come di molti altri Paesi), segnalano anche la possibilità che – conoscendo questa relazione – le autorità cinesi abbiano perfino manipolato i dati e che la situazione sia anche peggiore di quanto sembri.
Francesco Meneguzzo



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