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Roma, 18 dic – “Disoccupazione ai minimi dal 2012, nel terzo trimestre è scesa al 9,8%”. Così l‘Agi titola un articolo sulla nota trimestrale sulle tendenze dell’occupazione diffusa da Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal. Al di là del semplicistico commento spontaneo, ‘peccato che non se ne sia accorto nessuno’, vediamo perché non è proprio il caso di esultare.



Gli ultimi dati statistici ci dicono che l’occupazione generale in Italia è pressoché stabile rispetto al precedente trimestre (+0,1%) e leggermente in aumento se valutata su base annua (+0,5%). Percentuali decisamente poco significative se non prendiamo in considerazione cosa si intende esattamente per incremento occupazionale. Nel report in questione, si evidenzia come nel terzo trimestre 2019, il 35,2% di nuovi posti di lavoro a tempo determinato ha una durata inferiore ai 30 giorni e in un caso su dieci di appena un giorno.

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Quale lavoro?

Di per sé non si tratta di una clamorosa novità, ma oltre a palesare la drammaticità di un precariato sempre più tale, l’indagine Istat ci dice che nello stesso trimestre analizzato vi è un aumento netto dell’incidenza delle durate brevissime rispetto allo scorso anno. In soldoni ad aumentare, col contagocce, è l’occupazione a tempo determinato che in molti casi significa lavorare per pochissimi giorni. Anche perché in realtà c’è un equivoco anche sul lavoro a tempo determinato, visto che in molti casi si tende a confonderlo con i contratti a chiamata o stagionali.

Non solo, se osserviamo i dati forniti dall’Inail, la situazione è decisamente preoccupante anche sul fronte della sicurezza lavorativa. Sempre attenendosi al terzo trimestre del 2019, gli infortuni sul lavoro (135mila) sono infatti aumentati dello 0,4% rispetto al trimestre analogo del 2018. Insomma stiamo parlando di una realtà sempre più drammatica, non di miglioramenti reali.

Mattarella si è svegliato?

Se n’è accorto pure Sergio Mattarella, che nell’incontro di oggi con le alte cariche dello Stato al Quirinale per gli auguri di fine anno, dopo aver sciorinato ovvietà e banalità, ha detto chiaramente che il “nemico da combattere” è “il lavoro che manca, quel lavoro indicato come fondamento della nostra Repubblica. Il lavoro che, quando c’è, è spesso precario o sottopagato”. Ecco, tra una caccia al fantasma del razzismo e giorni persi a discutere di cannabis e tasse plastiche, chissà se il governo giallofucsia avrà pure intenzione di dedicarsi al principale dramma che stanno vivendo i cittadini italiani.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Mancanza di lavoro: invitare buoni insegnanti esteri, anche in pensione, per ripristinare moderne scuole tecniche professionali; rifare le strade, ponti, edifici pubblici anche con carcerati meritevoli, immigrati nullafacenti e bisognosi; imparare a gestire la mole di dati statistici a disposizione con algoritmi digitali; abbattere i costi e dirottare gli investimenti rilevanti oggi nella Sanità “Speranzosa”, grazie alla prevenzione e cura casalinga; ricreare il monoreddito familiare sufficiente; tenere pulito il ns. museo (purtroppo), Italia, aumentando anche i servizi igienici pubblici; ecc.ecc.
    Ce ne sono di idee, soltanto che vanno contro gli interessi dei poteri fortemente lucranti…!
    ( Non sappiamo più nemmeno come funziona un tornio, davanti alle stampanti 3D troppi hanno il sorriso ebete, si fa la patente senza nemmeno sapere come funziona una batteria o un motore sotto il sedere, però si ha tempo da perdere davanti allo specchio proprio e altrui e, soprattutto per farsi i fatti degli altri e non i propri!). Sveglia!!

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