L’agroalimentare italiano vola sulle ali dell’export, con nuovi record nell’ultimo anno e nei primi cinque mesi del 2018.  A tirare la volata all’intero settore è il vino, prima voce delle esportazioni italiane e che in occasione della vendemmia appena iniziata ha raggiunto i massimi risultati sia nelle spedizioni all’estero, sia nella produzione stimata.
L’industria agroalimentare ha una presenza storica nel nostro paese, ma la sua internazionalizzazione ha iniziato a macinare numeri importanti solo nell’ultimo decennio. Negli anni successivi al 2007, con la crisi dei consumi interni, le esportazioni sono diventate prima una necessità, poi una opportunità di sviluppo per le imprese italiane. Secondo i dati diffusi da Nomisma, dal 2007 al 2017 il valore dell’export agroalimentare italiano è passato da 22 a 40 miliardi di euro. Un valore quasi raddoppiato in circa dieci anni, anche se distante dall’obiettivo dei 50 miliardi entro il 2020 che si era dato il governo qualche tempo fa. Dal 2007 al 2017 i settori più cresciuti nelle esportazioni sono stati il lattiero-caseario, carne e derivati e vino, che in media hanno fatto segnare un crescita superiore al 6%.
Crescita che non si è arrestata nei primi cinque mesi del 2018, con l’intero settore agroalimentare ad essere aumentato in valore del 3,5% rispetto al gennaio-maggio dello scorso anno. Un risultato, questo, dovuto alla richiesta dei nostri prodotti e non all’aumento delle importazioni agroalimentari nei paesi di destinazione. Ad esempio negli Stati Uniti l’import agroalimentare è diminuito del 4% nei primi cinque mesi dell’anno, ma le importazioni dall’Italia sono aumentate del 4,5%; discorso simile per il Canada (-6,8% totale, +4% di prodotti italiani), Regno Unito (-2,4% totale, +2,6% di prodotti italiani) e altri paesi.
Un risultato positivo, legato a diversi fattori. Non ultimo la reputazione positiva che si è creata negli ultimi anni il marchio Made in Italy, soprattutto nel comparto alimentare. Ma non solo. Le innovazioni arrivate dal digitale hanno fatto la loro parte e il loro impatto è messo in evidenza dai dati dell’Osservatorio Polimi, secondo i quali l’export digitale ha raggiunto il valore di 9,2 miliardi di euro che, tradotti in termini percentuali, sono il 6,4% del totale. Ed è proprio il food uno dei comparti traino per le esportazioni via e-commerce, costituendo il 15% del totale.
A far decollare il commercio digitale dei prodotti alimentari hanno contribuito altre innovazioni, non ultima la vetrina internazionale Amazon Made in Italy, con cui i prodotti delle aziende italiane (non solo alimentari) possono essere acquistati in diversi paesi, tra cui Francia, Germania, Regno Unito e Giappone. Dati diffusi recentemente da Il Sole 24 Ore rivelano che nel 2017 Amazon ha contribuito all’esportazione di prodotti italiani per un valore di 350 milioni di euro, che potrebbero arrivare a 1 miliardo entro il 2020.
Amazon diventa così una vetrina utile anche per le piccole e medie imprese italiane, soprattutto adesso che le spedizioni internazionali sono facilitate da piattaforme come Packlink PRO. Il sistema sviluppato da Packlink PRO confronta le tariffe dei principali corrieri italiani e internazionali e per ogni pacco e destinazione viene assegnata la soluzione più veloce o economica. È anche possibile usare le spedizioni di Packlink PRO su Amazon, grazie a una integrazione che sincronizza le spedizioni e gli ordini che arrivano dal marketplace di Jeff Bezos. In più, le piccole e medie imprese possono avvantaggiarsi delle automazioni rese possibili dalla piattaforma.
Innovazioni digitali come queste stanno spingendo anche le vendite di vino italiano all’estero, come dimostrano i risultati della campagna “Italian Wine – Taste the Passion” dell’Ice (Istituto nazionale per il commercio estero). Una campagna che ha puntato molto sui canali digitali e che ha contribuito all’aumento delle vendite di vino italiano negli Stati Uniti, che nei primi sei mesi del 2018 sono cresciute dell’11,5%. Un dato positivo, che si va a sommare a quelli che stanno arrivando in questi stessi giorni in seguito all’avvio della vendemmia 2018.
I numeri diffusi da Coldiretti parlano di un aumento del 4% delle esportazioni del vino italiano nei primi mesi dell’anno, con un incremento significativo in un mercato storicamente concorrente come quello francese, dove il nostro vino ha segnato un balzo del +12,2%.
Quella 2018 si profila come un’annata particolarmente buona non solo sul piano delle esportazioni, ma anche per la produzione, prevista di 49 milioni di ettolitri (+15% rispetto al 2017, quando si era fermata a 42,5 milioni di ettolitri), confermando il belpaese al vertice mondiale dei produttori di vino. Un aspetto, questo, reso possibile dalle esportazioni, cui viene destinata la maggior parte della produzione di vino italiana.
È per questo che la crescita del commercio digitale e iniziative come “Italian Wine – Taste the Passion” sono così importanti non solo per l’export in sé, ma anche per la crescita e la vitalità di un intero settore, che in Italia coinvolge circa 310 mila aziende agricole (652 mila ettari in totale) e 46 mila aziende vinificatrici. Tutta la filiera del vino (coltivazione, produzione, distribuzione, servizi, ecc.) impiega circa 1,3 milioni di persone nel nostro paese, senza considerare l’indotto economico e occupazione legati al turismo. Grazie ai volumi e al valore raggiunti, l’export è il vero motore della prima voce dell’export agroalimentare italiano.

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