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Roma, 25 giu – Lockdown e chiusure anti-Covid hanno dimezzato gli scioperi nel 2020: a farlo presente è il Garante per gli scioperi. Complice anche la moratoria stabilita tra febbraio e aprile, gli scioperi sono scesi a 895 rispetto ai 1.463 del 2019. A riportarlo è il presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi, Giuseppe Santoro Passarelli, presentando la relazione annuale alla Camera. Il quale avverte: in autunno, ora che il Paese ha riaperto i battenti, riesploderanno le proteste.



Nel 2020 proclamati 1.473 scioperi

“Nel 2020, nei servizi pubblici essenziali – spiega Santoro Passarelli – sono stati proclamati 1.473 scioperi, erano stati 2.346 nel 2019. A seguito di interventi dell’Autorità, o revoche spontanee, quelli effettuati scendono, complessivamente, a 895, rispetto ai 1.463 del 2019”. Anche per il “fermo invito rivolto a tutte le organizzazioni sindacali, affinché si astenessero dal proclamare o effettuare scioperi nei servizi pubblici essenziali, già messi a dura prova dalla pandemia”.

Garante scioperi: “Preoccupazione per la ripresa in autunno”

L’Autorità esprime preoccupazione sulla ripresa degli scioperi in autunno, visto “l’accentuarsi con la pandemia della crisi economica che desta preoccupazione per gli effetti recessivi“. E, in particolare, viste le condizioni dei “lavoratori, i quali non possono essere lasciati soli a sopportarne le conseguenze”. A rischio ovviamente ci sono le fasce più deboli dei lavoratori, assunti con contratti di lavoro flessibile – senza tutele dunque – che, a seguito della crisi da pandemia, non vengono più rinnovati, spiega il presidente dell’Autorità. Queste tipologie di lavori flessibili sono diffuse soprattutto nel settore dei servizi, nel quale si è avuto, peraltro, il maggiore ricorso alla cassa integrazione Covid. Si tratta di settori nevralgici “quali la logistica, l’igiene ambientale e il trasporto aereo” dove si registra un significativo calo delle retribuzioni.

Rappresentanza sindacale spezzettata in 30 sigle

Altro nodo cruciale la rappresentanza spezzettata in una miriade di sindacati. Nella relazione sul 2020 si sottolinea che in alcuni servizi pubblici essenziali, la frammentazione della rappresentanza si assesta anche su 30 sigle sindacali, alle quali si contrappongono circa 6 o 7 associazioni datoriali. Si registra una “moltiplicazione incontrollata” anche per i contratti collettivi: ben 935 a giugno 2020. Con l’aggravante che presentano ambiti di applicazione spesso sovrapponibili ed alimentano, specialmente nelle catene degli appalti, fenomeni di concorrenza al ribasso e dumping salariale.

I numeri sugli scioperi (fatti e non fatti)

Nello specifico, tornando agli scioperi, “la Commissione – riporta il presidente dell’Autorità – è intervenuta, preventivamente, su circa 300 scioperi per segnalare delle illegittimità. Tali indicazioni preventive hanno avuto un tasso di riscontro di circa il 90%. Così, oltre al pregiudizio ai diritti costituzionali dei cittadini, si è risparmiato al Paese anche un alto tasso di incidenza economica che deriva dall’impatto dello sciopero sulle attività produttive. Solamente in 22 casi di mancato riscontro delle indicazioni preventive, la Commissione ha aperto procedimenti di valutazione, per violazione della normativa, 17 dei quali si sono conclusi con l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge”.

“Meno frequenti gli scioperi generali nazionali”

Meno frequenti gli scioperi generali nazionali di tutte le categorie pubbliche e private, oggetto di numerose proclamazioni da sindacati cosiddetti ‘di base’ – prosegue la relazione – , seppur concentrate in 4 giornate, nell’anno in esame, rispetto alle 14 del 2019. Tali astensioni sorrette da motivazioni politico-economiche, comprese quelle già menzionate, per la giornata della donna e per la sicurezza dei lavoratori verso l’epidemia, hanno registrato indici di adesione del tutto irrilevanti”.

Tanti invece quelli nel trasporto pubblico

“Tra i servizi più delicati – conclude -, quello del Traporto pubblico cittadino, ha registrato 160 scioperi, rispetto ai 250 del 2019. La conclusione del periodo di moratoria ha prodotto il riavvio di tutte quelle vertenze a carattere locale che erano state sospese”. Fa specie che neanche la pandemia ha fermato gli scioperi dei mezzi pubblici, vera spina nel fianco delle amministrazioni locali ma soprattutto incubo senza fine per i cittadini.

Ludovica Colli



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