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Roma, 21 giu –  La ex Embraco non smette mai di stupirci. Il 19 giugno la Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici della Ventures Srl, la società che ha acquisito il ramo d’azienda della ex Embraco con la cessione del sito industriale di Riva di Chieri (Torino). Le fiamme gialle hanno scoperto un flusso di denaro, diretto anche all’estero, che ha portato al prosciugamento delle casse societarie. Per questo il procuratore aggiunto di Torino Marco Gianoglio ha depositato istanza di fallimento della Ventures Srl ipotizzando il reato di bancarotta distrattiva. Si tratta di accuse gravissime che sono il frutto di due anni di mala gestio. Forse non tutti si ricorderanno come è nata questa vertenza. Facciamo, dunque, un breve riassunto delle puntate precedenti.

Una vertenza nata male e finita peggio

Siamo nel 1994 quando la Embraco acquisisce lo stabilimento di Riva di Chieri (ex Aspera nell’orbita Fiat). L’azienda produce compressori per frigoriferi. Quando il sito entra nella galassia della multinazionale Whirlpool gli affari vanno a gonfie vele. Ma nelle montagne russe del libero mercato basta poco per trasformare i dipendenti in esuberi.

Nel 2017 gli americani decidono di delocalizzare la produzione in Slovacchia. Un anno dopo l’azienda si prepara a licenziare in massa 500 dipendenti. La patata bollente finì nelle mani dell’allora ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Quest’ultimo con il suo atteggiamento da bullo parlò di “una totale mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori e delle istituzioni italiane” da parte dei dirigenti dell’azienda. A giugno del 2018 si giunse all’accordo: il sito sarebbe stato rilevato dalla Ventures per produrre robot per la pulizia dei pannelli solari e sistemi per la depurazione delle acque. Calenda ovviamente rivendicò quel successo sottolineando che “con correttezza e lavoro serio” si evitano le delocalizzazioni e intimando però di “continuare a vigilare”. Quest’ultima dichiarazione ci fa capire che neanche lui si fidava molto dei nuovi acquirenti.

Perché Ventures è finita sul banco degli imputati?

I nuovi arrivati, infatti, mostrano da subito di sapersi muovere: chiedono e ottengono la cassa integrazione straordinaria per 24 mesi, il “reingresso parziale” dei lavoratori e 20 milioni su un conto vincolato dagli ex proprietari per la riconversione. Purtroppo, dopo due anni non c’è traccia dei lavori di riconversione, mentre la metà degli stanziamenti era già stata spesa dai dirigenti. I dipendenti intanto sono senza stipendio e una parte di loro mangia grazie alla Caritas. Dopo tante denunce gli inquirenti si sono mossi. Forse potevano farlo prima. I nuovi acquirenti della ex Embraco non sono dei geni del male, anzi si sono mossi come degli elefanti in una cristalleria. Comunque, alla fine, il management dell’azienda è finito sul banco degli imputati.

Per impedire che il patrimonio societario possa essere spoliato di ulteriori beni, le fiamme gialle torinesi stanno sequestrando conti correnti, titoli e autovetture di lusso acquistate dall’azienda. L’accusa come abbiamo detto è molto grave: si parla di bancarotta distrattiva. Quest’ultima si configura nel momento in cui l’imprenditore o l’amministratore della società sottrae, distrae, nasconde o distrugge beni e risorse finanziarie dal proprio patrimonio o da quello collettivo per arricchire sé stesso. In sintesi, i magistrati di Torino accusano i dirigenti della ex Embraco di essere dei ladri.

Il grido d’allarme inascoltato dei dipendenti

La Procura di Torino ha formalizzato quello che gli operai della ex Embraco dicevano da mesi. Non si contano gli appelli, le manifestazioni, e le proteste. Già ad aprile il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, rivolgeva un duro j’accuse a chi aveva gestito la vicenda. Secondo il dirigente sindacale “questa della ex Embraco è una vertenza nazionale che rischia di dissolversi senza un nulla di fatto per oltre 400 lavoratori. Si sta giocando a scarica barile fra la vecchia proprietà e la nuova di Ventures che ad oggi si è dimostrata inadempiente e inaffidabile. Gli impegni presi il 3 febbraio, su un percorso per una nuova industrializzazione, non solo sono stati disattesi, ma vengono oggi non riconosciuti. Una fase di stallo che potrebbe andare avanti ancora per mesi senza nessuna soluzione industriale e nessuna certezza economica per i lavoratori: c’è bisogno di un intervento immediato da parte del governo e della regione per cercare di intraprendere una nuova attività industriale con la partecipazione di Invitalia”. Inoltre, Spera auspicava “il rinnovo degli ammortizzatori sociali che si avviano alla scadenza, e senza dimenticare stipendi di dicembre e tredicesima mensilità non ancora versati ai lavoratori” Infine concludeva il segretario dell’Ugl metalmeccanici: “Serve un forte intervento politico del governo, che sblocchi lo stallo, per creare le condizioni per un progetto industriale credibile”.

L’excusatio non petita di Whirlpool

La multinazionale americana dal canto suo mette le mani avanti: “Quando Whirlpool decise di uscire dal mercato dei compressori nel 2018 Ventures fu selezionata, sulla base di un programma valutato positivamente dal governo italiano e da Invitalia, per guidare la reindustrializzazione del sito. Da allora, Ventures non ha rispettato gli impegni presi e da dicembre 2019 viene meno alla sua responsabilità di pagare i lavoratori del sito, pur avendo usufruito delle risorse del fondo Escrow”.

Quest’ultimo è un accordo in base al quale in un’intesa commerciale alcune somme di denaro o di titoli di proprietà sono depositate presso una terza parte a titolo di garanzia. Le somme vengono rilasciate al verificarsi di una condizione risolutiva espressamente definita. Nel nostro caso si trattava d’interventi di reindustrializzazione che non sono mai avvenuti. Da qui la rabbia degli operai. Come dargli torto: i sindacati ritengono “non credibile che chi ha presentato Ventures, cioè la Whirlpool, e chi ha dato alla società di nuova costituzione le ‘patenti’ di affidabilità, cioè il ministero dello Sviluppo economico e Invitalia, non fosse a conoscenza della situazione”.

Oggi a gestire la situazione ci sono il Pd e il Movimento 5 Stelle. Ovvero il partito (all’epoca) di chi ha messo l’ex Embraco in mano a Ventures e il M5S che con il ministro Di Maio non è stato capace di vigilare sul comportamento dei nuovi acquirenti. Insomma, gli operai piemontesi sono finiti dalla padella alla brace.

Salvatore Recupero