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lavoro jobs act tempo indeterminatoRoma, 20 dic – Finiti gli incentivi, finite le assunzioni a tempo indeterminato. A chi pensava che la riforma firmata Poletti e Renzi avrebbe significato inversione di tendenza nel buco nero del mercato del lavoro, i numeri arrivano come un’amara verità.

A offrire le cifre del fallimento su tutta la linea del Jobs Act è l’Osservatorio sul precariato dell’Inps, che certifica il crollo verticale dei contratti a tempo indeterminato: quasi mezzo milioni di posti di lavoro fissi in meno, -32% sul 2015. Rispetto a quando, cioè, gli incentivi triennali per le assunzioni erano in essere. A partire dal primo gennaio di quest’anno, tuttavia, mancando gli spazi per rifinanziarli sono venuti progressivamente meno, offrendo un quadro più chiaro sulle dinamiche che la riforma dell’ex presidente Legacoop voleva affrontare: le aziende, nonostante – o meglio: a prescindere – dal Jobs Act, non assumono perché preoccupate dal fu articolo 18, ma non firmano nuovi contratti in quanto troppo costosi e comunque, mancando del tutto la ripresa della domanda interna, perché senza sbocchi per le proprie produzioni.

La tendenza è più che confermata – e siamo sull’altro lato della medaglia – dall’aumento, invece, dell’utilizzo dei voucher, a tutti gli effetti esplosi nel corso degli ultimi mesi. Da gennaio ad ottobre ne sono stati venduti 121,5 milioni, oltre il 32% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il risultato complessivo offre sì un quadro “positivo”, con un saldo fra assunzioni a cessazioni pari a +497mila unità, inferiore però del 20% rispetto al dato del 2015.

Maggiore precarietà non significa dunque maggiore creazione di posti di lavoro ma, anzi, la dinamica sembra esattamente l’opposta. Una ricostruzione, quest’ultima, ormai sempre più condivisa, oltre che dall’esperienza “vissuta”, anche da numerosi studi condotti dai più disparati soggetti. Da Harvard fino addirittura all’Fmi, passando per Banca d’Italia e le analisi dell’Ocse, il tanto decantato legame fra deregolamentazione e assunzioni sembra più che altro una vera e propria incorrelazione, non offrendo alcuna evidenza che eliminando garanzie e tutele si possano incrementare i contratti a tempo indeterminato. Anzi, se mai è il contrario. Ma non ditelo a Poletti.

Filippo Burla

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