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Roma, 1 mar – Diceva Joseph Alois Schumpeter che “non è il padrone delle diligenze a introdurre le ferrovie”. Con ciò l’economista austriaco intendeva spiegare i processi di innovazione, i quali soggiaciono in qualche modo al concetto di “distruzione creatrice” che di volta in volta porta ad un ripensamento nel modello dominante, fatto di continua selezione – quasi darwiniana – fra le attività di impresa. Uno schema al quale non sembra volersi adeguare l’Eni, che nel suo piano strategico di lungo termine punta forte alla transizione energetica orientata a ridurre la sua impronta in termini di emissioni.

La sfida è importante, a tratti quasi improba per un colosso che nel settore degli idrocarburi possiede una consolidata posizione a livello globale: “Abbiamo disegnato l’evoluzione di Eni nei prossimi 30 anni – ha spiegato l’amministratore delegato Claudio Descalzi – coniugando gli obiettivi di continuo sviluppo in un mercato dell’energia in forte evoluzione con una significativa riduzione dell’impronta carbonica del portafoglio. Un connubio giudicato da molti quasi impossibile, cui diamo, per primi nell’industria, un contenuto di business facendo leva sulla qualità dei nostri asset, delle nostre tecnologie e delle nostre competenze”.

Il piano di Eni

L’obiettivo del piano strategico è quello di rendere Eni una realtà sempre più sostenibile, rinforzando al contempo il suo “ruolo di attore globale nel mondo dell’energia, arricchita da business quali le rinnovabili e l’economia circolare”, ha aggiunto Descalzi.

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Il cane a sei zampe non abbandonerà il campo della coltivazione dei giacimenti e relativa distribuzione di petrolio e gas naturale. Accanto a questo tradizionale settore – che rimane centrale: fino al 2025 è prevista una crescita del 3,5% annuo nella produzione di idrocarburi, con il gas naturale che entro il 2050 rappresenterà l’85% del totale estratto – si affiancheranno però investimenti massicci (2,6 miliardi da qui al 2025) nel campo dell’energia rinnovabile, nel quale si punta ad installare da qui ai prossimi tre decenni ben 55GW di potenza per soddisfare le esigenze di una sempre più ampia fetta di clientela.

“Dopo una fase di profonda trasformazione – sottolinea la società – che ha consentito al gruppo di crescere e diversificare il proprio portafoglio, rafforzando al contempo la struttura finanziaria, Eni è ora pronta a una nuova fase di evoluzione del proprio modello di business fortemente orientato alla creazione di valore nel lungo termine, che combina la sostenibilità economico finanziaria con quella ambientale. Questa evoluzione sarà, ancora una volta, realizzata facendo leva su know-how, tecnologie proprietarie, innovazione e sulla flessibilità e resilienza degli asset della società, che consentiranno di cogliere nuove opportunità di sviluppo ed efficienza, oltre che di migliorare ulteriormente la sicurezza sul lavoro”.

Filippo Burla

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