logo_italoRoma, 30 lug – Allarme debito in casa Nuovo trasporto viaggiatori. A poco più di due anni dall’inizio dell’operatività della compagnia guidata da Montezemolo e Della Valle, tira una pessima aria in casa dell’alta velocità targata Italo.

Nonostante aver eroso le quote di mercato di Trenitalia e dei suoi Frecciarossa e Frecciargento, superati recentemente anche i 10 milioni di passeggeri sulle proprie rotte nazionali, la società privata che voleva scardinare il monopolio delle Ferrovie dello Stato si ritrova ancora in mezzo al guado. Il bilancio 2013, nonostante la crescita del 300% nel fatturato, si era chiuso con 76 milioni di perdite. All’approssimarsi del termine del semestre in corso, con risultati evidentemente ancora non in linea con le previsioni, si apre un ulteriore fronte.


Ntv ha infatti chiesto, da giugno, la sospensione del pagamento degli interessi sull’esposizione nei confronti delle banche. Moratoria che prelude ad una più che probabile difficoltà a sostenere l’attuale struttura finanziaria, che poggia su 650 milioni di debiti. Una delle banche coinvolte, vale a dire Intesa Sanpaolo, è tra l’altro anche azionista della società. Da qui l’esigenza di ristrutturare il debito, prassi comune per chi si trova in situazioni di crisi. Una crisi che ha già visto il ricorso a contratti di solidarietà per evitare 80 licenziamenti.

Sembrano così fuori luogo le rimostranze del presidente e amministratore delegato di Ntv, Antonello Perricone, che lamenta l’introduzione, nel decreto competitività, di una norma che scarica sulle imprese ferroviarie un aggravio sui costi dell’energia: «Caricare su Ntv un costo di circa 20 milioni di euro annui per i maggiori oneri della bolletta elettrica significa cambiare, in corsa e in peggio, le regole del gioco e aprire le porte al ritorno di una situazione di monopolio», ha affermato di recente. Una polemica di per sé abbastanza sterile dato che anche le Ferrovie dello Stato, così come tutti gli operatori del settore, saranno soggette all’aumento tariffario.

Parole, quelle dell’amministratore delegato, che nascondono difficoltà evidenti. Il punto di pareggio, previsto proprio a metà di quest’anno, è stato già spostato al 2016. Di questo passo, non è detto che anche questa ulteriore scadenza sia rispettata.

Filippo Burla

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