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Fusione Unipol-Fonsai: l’ingloriosa vicenda di una mazzetta democratica

by Salvatore Recupero
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banche e pdRoma, 17 nov – Si prevedono giorni tristi e cupi per i democratici figli della Resistenza Partigiana. Le piazze e le periferie pullulano di fascismo. Il celodurismo leghista ora indossa la camicia nera. E se non bastasse questo, ci si mettono pure gli amici giudici. Venerdì scorso, infatti, la Procura di Milano ha schiaffeggiato la finanza progressista. L’agenzia Radiocor de Il Sole 24 Ore ne dava il triste annuncio: “La procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sul ‘papello’ con le presunte richieste della famiglia Ligresti per uscire da Premafin e permettere la fusione con Unipol Assicurazioni, che sarebbe stato siglato dall’ad di Mediobanca, Alberto Nagel. Quest’ultimo e Salvatore Ligresti sono indagati e hanno ricevuto oggi un avviso di chiusura indagini. Per il pm di Milano Luigi Orsi Alberto Nagel e Salvatore Ligresti consapevolmente ostacolavano la funzione di vigilanza della Consob con riferimento all’esistenza e alle circostanze della trattativa – tra la banca (Mediobanca, ndr) e la famiglia Ligresti – finalizzata a regolamentare l’uscita dei Ligresti dal gruppo Premafin/Fondiaria-Sai (Fonsai)”.

Ma come si può criticare l’epurazione di un cripto fascista come Salvatore Ligresti, per altro in odor di mafia? Certo, è stata pagata una tangente. Ma il fine era nobile. Era una sana iniezione di liquidi negli ingranaggi della finanza italiana. Veniamo ai fatti. L’amministratore delegato Mediobanca ha solo sganciato una cospicua somma a Ligresti pur di liberarsi di lui e consegnare Fonsai nelle rosse mani di Unipol. Tale accordo fu siglato tenendo all’oscuro le autorità di vigilanza. Ma queste sono pastoie burocratiche di fronte alla storia del gruppo finanziario più proletario d’Itala. Pensate solo al fatto che ha sede a Bologna in via Stalingrado 45. Anche la cabala è antifascista!

Operai e contadini come sognava Gramsci insieme in nome delle magnifiche e progressive sorti del proletariato. Dalla home page del sito di Unipol possiamo leggere: “La storia di questo Gruppo ha avuto inizio da Unipol Assicurazioni, nata nel 1963 in seguito all’acquisizione della Compagnia da parte di alcune cooperative facenti parte della Lega delle Cooperative. Attraverso un lungo percorso di crescita e consolidamento è diventata negli anni un Gruppo oggi leader di mercato. Nel settore bancario, del risparmio gestito e del merchant banking opera attraverso Unipol Banca, Banca Sai e Unipol SGR. Nei servizi assicurativi opera principalmente attraverso la Unipol-Sai, Linear e Unisalute. Nel settore bancario-assicurativo sono in vigore partnership e accordi di distribuzione con le filiali di Unipol Banca, Banca Saia altre piccoli istituti di credito locali”.

Davanti a questa pagina dell’Italia che resiste (come cantava De Gregori) cosa sono Mediobanca e Salvatore Ligresti? Vediamo di capirlo meglio.

Mediobanca fu la prima banca d’affari italiana. Nasce nel 1946 quando Raffaele Mattioli (Presidente della Banca Commerciale Italiana) ed Enrico Cuccia hanno ben pensato di creare una banca che fosse libera dalle regole capestro (Legge Bancaria del 1936) con cui il Fascismo aveva tarpato le ali della finanza nostrana. I manganellatori neri avevano pensato di stabilire una netta separazione tra credito a breve e a medio/lungo termine (in pratica le banche dovevano limitarsi a trattenere i depositi ed erogare prestiti).  Menomale che sono arrivati gli americani! Oggi per elencare gli azionisti e gli strani congegni finanziari con cui opera Mediobanca non basterebbe un volume della Treccani. Il solo dato che ci interessa è che la nostra Merchant Banck è advisor e creditrice di Unipol.

E Don Salvatore? Ligresti Salvatore nato a Paternò nel 1932, rimase a Milano dopo aver prestato il servizio di leva all’ombra della Madunina. Scaltro come pochi seppe farsi strada. È vero era un terrone, ma ci sapeva fare. Palazzinaro nella Milano da bere, divenne in pochi anni uno degli uomini più ricchi d’Italia. Aveva le mani in pasta dappertutto: edilizia, banche ed assicurazioni.  Riuscì, anche, ad entrare anche nei salotti della grande finanza. Proprio un bel salto dalla piana di Catania a Mediobanca con Enrico Cuccia. Ma se quest’ultimo era un’intoccabile, il povero Salvatore no. Non si contano il numero di processi a suo carico. Il suo cursus honorum lo metteva sempre al centro di ogni indagine. Ma quando va male lui, contrito e pentito, patteggia. Per una strana coincidenza se qualche criminale ha provato a fargli del male è rimasto scottato. Quando tre mafiosi nel 1981 rapirono la moglie ottennero sì il riscatto, ma non riuscirono a spendersi neanche un centesimo di quei soldi. Uno morì in carcere, l’altro fu trovato in una discarica, del terzo si sono perse le tracce. Ma per essere un vero boia della finanza la fedina penale deve essere rigorosamente pulita. Oggi, quindi, dopo anni di onorato disservizio per il male del Paese, viene allontanato come un appestato.

Perché oggi i giudici si accaniscono contro di lui? Ha chiesto solo la sua liquidazione. Insomma, al povero Salvatore vogliamo togliere il Tfr. Meno male che l’ad di Mediobanca Alberto Nagel ha donato al migrante siculo quanto gli spettava. Pacta servanda sunt! Soprattutto se si tratta di patti di Sindacato.

Salvatore Recupero

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