Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 4 giu – L’inefficienza della giustizia civile in Italia ha un impatto assolutamente negativo sul nostro Prodotto interno lordo. Questa, certo, non è una novità, soprattutto nel Mezzogiorno. Ieri, infatti, è arrivata l’ennesima conferma. Secondo uno studio di Unimpresa “l’iter di un fallimento dura in media, 4.800 giorni al Sud e nelle Isole con picchi che raggiungono anche 5.500 giorni. Nelle regioni del Centro, invece, i giorni necessari calano a 3.500 (con picchi che arrivano a 4.100), mentre al Nord la media di 2.800 giorni (che diventano al massimo 3.800) ”. Inoltre questo studio (basato su dati della Banca d’Italia e del ministero della Giustizia) ci fornisce altri dati importanti. Ad esempio, per quanto riguarda l’efficienza della giustizia civile, c’è da registrare un calo dei fascicoli complessivi che tuttavia non sembra aver accelerato i tempi. Nel 2010 il totale dei procedimenti iscritti presso gli uffici del Giudice di pace, dei Tribunali e delle Corti d’appello era a quota 5.400.000, mentre nel 2016 ci si è fermati a quattro milioni.



Tutto ciò ha un impatto fortemente negativo sulla nostra economia. A tal proposito è bene riportare il commento di Claudio Pucci, vicepresidente di Unimpresa: “La lentezza della giustizia civile – spiega – ha un peso enorme nell’andamento del nostro prodotto interno lordo: c’è un costo diretto, misurato nel tempo impiegato dall’imprenditore nella burocrazia e, nello specifico, nei tribunali; e poi c’è un costo indiretto, da misurare nei mancati investimenti sia quelli interni sia soprattutto quelli esteri.” Detto ciò, cerchiamo ora di quantificare quanto incide l’inefficienza della giustizia civile sull’economia reale. Iniziamo partendo dagli scarsi investimenti effettuati in Italia. Secondo i numeri di un recente studio pubblicato dalla Commissione Europea, portare al livello della media europea il numero delle cause pendenti potrebbe di per sé generare in Italia afflussi extra dall’estero per un valore tra lo 0,66 e lo 0,86 del Pil (in sostanza tra i 10,8 e i 14,1 miliardi annui: il doppio dell’attuale).  A rivelarci questo dato è stato il Centro Studi ImpresaLavoro con un report pubblicato il 15 maggio scorso. L’analisi ha come punto di partenza le variabili utili a misurare sotto vari punti di vista l’efficacia della macchina giudiziaria italiana comparandola con quella delle altre nazioni europee. Entriamo nel vivo del discorso fornendo qualche cifra. Prendendo in considerazione le sole cause civili e di diritto commerciale, all’ultima rilevazione rimanevano in attesa di giudizio, in Italia, oltre due milioni e 758 mila processi: un record assoluto per tutti i Paesi dell’Europa allargata. Il peso dell’arretrato si riflette anche nella minore capacità del nostro Paese, di far diminuire l’indicatore della durata media dei processi. In termini comparati, i 532 giorni medi necessari alle sentenze di primo grado sono sostanzialmente il doppio rispetto alla media europea.

A leggere queste cifre la giustizia civile italiana sembra essere la meno efficiente in Europa. Il fenomeno è grave non solo perché frena gli investimenti esteri, ma soprattutto perché ostacola la libera iniziativa degli imprenditori italiani.  I dati sulla mortalità delle nostre imprese lo dimostrano chiaramente: la certezza del diritto è uno dei migliori stimoli per una sana crescita economica.

Salvatore Recupero



La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta