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cavallo troia cetaRoma, 28 mag – Nel pressoché totale silenzio generale, il governo ha approvato il disegno di legge per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada, noto come Ceta, approvato il 30 Ottobre scorso dal Parlamento europeo ma fino a questo momento sostanzialmente “congelato” a causa della mutata situazione politica americana. Ora il trattato passerà alle Camere per essere ratificato seguendo le consuete procedure legislative, e salvo opposizione del M5S (tutt’altro che scontata), sarà approvata con i voti praticamente di tutti i gruppi ad eccezione della Lega. Nemmeno una parvenza di conferenza stampa per informare i cittadini dell’evento, e sì che nell’epoca della politica-spettacolo la tendenza di solito è di segno opposto. Probabilmente si è dato più risalto alla gran parata delle dame del G7, piuttosto che a questa notizia che rischia di essere epocale, e non certo in senso positivo.

Sostanzialmente, l’accordo prevede la costituzione di un meccanismo di dispute settlement ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (essenzialmente una società multinazionale) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. In altre parole una azienda privata può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il suo business. Si prevede la selezione di una commissione, composta da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali di cui sopra) o da atenei altrettanto privati. In modo simile agiva il Ttip, di cui ci siamo occupati in passato, fra i primi in Italia. Questo significa che lo Stato potrebbe trovarsi a disputare (e perdere) dei procedimenti dinnanzi a tribunali privati su questioni quali i servizi pubblici, gli standard ambientali, le norme sulla sicurezza nel posto di lavoro, la qualità del prodotto agroalimentare, la disciplina del rapporto di lavoro subordinato. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati come la sanità ed il sistema pensionistico.

Anche senza Ttip le multinazionali americane riuscirebbero comunque ad arrivare in Europa tramite il Ceta, sebbene si tratti di un accordo fra l’Ue ed il Canada. Sul territorio europeo operano infatti circa 47.000 società americane, di cui circa 41.000 possiedono una succursale in Canada. Con un banale stratagemma le multinazionali possono trasferire parte della proprietà in queste filiali, così da potersi appellare di diritto, alla bisogna, perfino al tremendo tribunale privato previsto dal trattato. Uscito dalla porta, il Ttip è rientrato dalla finestra in forma persino più subdola.

Matteo Rovatti

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