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In Grecia interviene lo Stato per ricapitalizzare (ancora) le banche: pronti 8 miliardi di euro

Atene, 31 ott – Di Tsipras, della Grecia, della Troika – o Brussels Group, il politicamente corretto sortisce anche questo: cambia i fatti con le opinioni – non si parla più. Atene non è più in crisi, il paese ellenico è risorto? Quando mai: la Grecia non è nemmeno a metà del guado. E l’ultima tranche di aiuti servirà solo a spostare più in là il punto di non ritorno. Certo, il basso prezzo del petrolio e la parziale svalutazione dell’euro aiutano, anche se l’industria della penisola è ormai compromessa.

Grecia: 15 miliardi alle banche

Di quell’ultima tranche, risulta curioso l’utilizzo. Misure per alleviare l’austerità, far ripartire la domanda interna, avviare una spirale positiva fatta di investimenti? Nella maniera più assoluta. A battere cassa sono le banche. Alpha Bank, Piraeus Bank e le altre sono ancora in sofferenza: pesano le restrizioni sui capitali, ma soprattutto la fuga dai conti che ha portato i risparmiatori della Grecia a ritirare, nell’arco di un anno, quasi un quarto dei depositi, calati nel complesso da 160 a poco più di 120 miliardi. Allo stesso tempo sono ancora nel limbo le sofferenze che toccano il 34% del totale degli impieghi, con punte a quasi il 50% per quanto riguarda il credito al consumo.


Da qui la necessità di procedere alla ricapitalizzazione dei principali istituti. Serviranno circa 15 miliardi, 5 dei quali da investitori privati e altri 3 dalla trasformazione delle obbligazioni in azioni. I restanti otto? Sulle spalle dei greciça va sans dire.

Banche della Grecia: una sequela di (inutili) salvataggi

Si tratta dell’ennesimo tentativo di salvataggio degli enti creditizi della Grecia. Gli altri sono finiti mestamente in un nulla di fatto, con l’ultimo picco all’ingiù toccato alla riapertura della borsa di Atene post-referendum, quando i titoli furono sospesi per eccesso di ribasso – e la soglia per far scattare la sospensione è il -30%. Funzionerà questa volta? Perché i rubinetti tornino ad aprirsi non basta il sorriso di Tsipras. E nemmeno basta la fiducia, in specie se questa è solo nelle parole di Bruxelles, Fondo monetario e Banca centrale europea.

Filippo Burla

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