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tsipras parlamento greciaAGGIORNAMENTO ORE 16: Alexis Tsipras in grande difficoltà: 109 membri del comitato centrale di Syriza su 201 si sono detti contro l’accordo stipulato con l’Ue. Inoltre il viceministro delle Finanze Nantia Valavani ha annunciato oggi le sue dimissioni con una lettera al primo ministro. Dopo Varoufakis, lascia dunque anche il numero due del ministero delle Finanze.
Atene, 15 lug – I giorni del referendum e dell’eccitazione per il grande “No” all’Unione Europea e alla Troika sono ormai alle spalle, traditi dalla genuflessione di Tsipras ai voleri dei creditori internazionali. E stasera si vota di nuovo.
Nessun appello al popolo questa volta, ma trasformismo e ricerca di nuove maggioranze parlamentari per approvare il pacchetto di riforme richiesto entro pochi giorni. “Quello raggiunto all’Eurosummit dopo 17 ore di negoziati è stato un accordo difficile, ma, a differenza di quello proposto il 25 giugno, non porta ad un’impasse e può fare uscire la Grecia dalla crisi”, ha provato a spiegare il leader di Syriza un po’ goffamente, nell’ultimo tentativo di serrare le fila. Tentativo difficile, visto che la minoranza interna al suo partito è spaccata e può togliere i voti necessari. Sul tavolo ci sono la riforma delle pensioni (anche se non è detto che il capitolo sull’abolizione delle baby pensioni verrà inserito), il nuovo codice di procedura civile, il riordino -con aumenti variegati- del sistema fiscale, la cessione degli asset pubblici ad un fondo per la loro privatizzazione. Tutte misure che l’ala più radicale di Syriza non è disposta ad accettare.
Serviranno così i voti degli alleati di Anel, i greci indipendenti che da gennaio sostengono l’esecutivo in modo silenzioso. I numeri potrebbero però non bastare, ed ecco che allora si rendono necessarie le aperture agli ex partiti di governo Nea Dimokratia e Pasok, che da sempre sposano una linea convintamente europeista.
Se per il voto -atteso per stanotte- non dovrebbero esservi particolari problematiche, queste sorgono invece sul medio termine. L’approvazione è infatti solo il primo passaggio e la tenuta dell’esecutivo andrà valutata anche successivamente, quando cioè si tratterà di dare corso all’attuazione delle misure. In questo caso la maggioranza di “unità nazionale” non è detto che si ricompatti ad ogni votazione, aprendo la strada ad ogni ipotesi. Compresa quella di governo tecnico pronto a recepire ad occhi chiusi tutte le indicazioni provenienti da Bruxelles e Francoforte. Come già accaduto, non troppo tempo fa, anche in Italia.
Filippo Burla

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