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La disoccupazione in Italia vola al 13,6% nel primo trimestre e al 46% tra i giovani

Roma, 1 lug – Sono i dati che continuano imperterriti a raccontarci la verità. Per fortuna, riteniamo noi, anche se gli entusiasmi e le promesse dell’amatissimo Renzi fanno di tutto per oscurarli raccontandoci un’altra realtà.

Gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, l’agenzia statistica ufficiale dell’Unione europea, lasciano intravedere timidi segnali di ripresa nei paesi Ue, anche se la situazione varia da zona a zona. Nell’Europa dei 28 il tasso di disoccupazione è passato dal 10,4 di aprile al 10,3 di maggio. Nei 18 paesi che adottano la moneta unica, invece, è rimasto stabile attestandosi sull’11,6%. In Italia, viceversa, il numero dei senza lavoro è aumentato ancora, con una percentuale di incidenza che è la più alta su base annua. Nel maggio del 2013 era pari al 12,1% mentre a maggio di quest’anno ha raggiunto quota 12,6%. Male anche la disoccupazione giovanile che ha toccato il 43%.

Ma sono le stime di crescita del trimestre appena concluso che sono allarmanti. L’Istat ha diffuso ieri le sue previsioni per il periodo aprile-giugno, secondo le quali, il Pil potrebbe essere variato da un minimo del -0,1% a un massimo del +0,3%. Già nel primo trimestre il Pil era diminuito dello 0,1% e qualora dovesse essere confermata la stima più bassa, l’Italia entrerebbe formalmente nella sua terza recessione, dopo quelle del 2008-’09 e del 2011-2013. Peraltro, fatta eccezione per la brevissima interruzione della caduta del Pil dell’ultimo trimestre del 2013, quando la ricchezza era aumentata dello 0,1%, potremmo affermare di non essere mai usciti dalla più lunga recessione mai vissuta dal nostro paese dalla fine della Seconda Guerra mondiale.

Proprio quest’oggi, l’Istituto Nazionale di Statistica, ha altresì diramato il dato sull’indice Pmi manifatturiero di giugno, sceso a 52,6 punti dai 53,2 di maggio. Un’evidente contrazione rispetto al mese precedente che, insieme alle altre cifre, contribuisce a fornire un quadro di deterioramento della situazione economica. Si spegne quella fatidica luce in fondo al tunnel vista nei mesi scorsi dall’ex premier Monti e dal ministro dell’economia Saccomanni durante l’esecutivo guidato da Letta.

A giungo l’inflazione si è attestata allo 0,3%, il livello più basso dall’ottobre del 2009, allorquando l’Italia era nel mare in tempesta della recessione. Se poi andiamo ad analizzare l’indice dei prezzi del “carrello dello spesa”, ossia di quei beni acquistati con maggior frequenza dagli italiani, siamo dinnanzi alla crescita più bassa degli ultimi 17 anni.

Per quanto un’inflazione vicino allo zero possa dar respiro alla popolazione, già alle prese con problemi di reddito, disoccupazione ed eccessiva imposizione fiscale, non rappresenta di per sè un dato positivo. Essa indica, di contro, una domanda interna debole e una situazione economica quasi al collasso, visto che i prezzi non hanno smesso di crescere per un improvviso recupero di competitività delle imprese italiane.

Senza remore, aldilà di ciò che verrà diramato nei prossimi giorni ufficialmente in merito al Pil del secondo trimestre, possiamo dire che l’Italia non è ancora uscita dalla recessione e che la prospettiva economica è ben lungi dallo schiarirsi.

Giuseppe Maneggio

 

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