Il Primato Nazionale mensile in edicola

 

Renzi-contro-la-Ue-i-tre-temi-sul-tavolo_h_partbRoma, 7 apr – Provate ad immaginare un grande continente con milioni di uomini infelici e in precarie condizioni economiche, incapaci di decidere del loro futuro. In questo continente le istituzioni politiche sempre sorridenti e impomatate, realizzano spericolate e dannose manovre a danno dei popoli nell’impunità totale. Talvolta alla luce del sole, talvolta nel segreto dell’alcova.

Non è lo scenario di un romanzo di Bradbury ma l’Unione Europea nel 2014. Qui il ghigno satanico di Van Rompuy, il Fiscal Compact e il Mes sono la stessa cosa.

Fiscal Compact. Se ne parla pochissimo eppure i suoi effetti possono essere davvero fatali. Il Fiscal Compact è il trattato che impone agli Stati membri dell’Ue ( escluse Inghilterra e Repubblica Ceca, che non lo hanno firmato) il pareggio di bilancio e l’obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale non superiore allo 0,5% del Pil.

Secondo i vincoli dell’accordo, inoltre, le nazioni con un debito pubblico superiore al 60% del Pil, sono obbligate a colmare il gap entro venti anni. L’Italia (rapporto debito-Pil 130%), ad esempio, dovrà versare 40-50 miliardi di euro l’anno.

In nessun Paese europeo, eccetto l’Irlanda, si sono tenuti dei referenda per consultare i popoli riguardo questo trattato.

Renzi, come il secchione che contro il bulletto cerca la dignità perduta, ha dichiarato di voler tassativamente rinegoziare i parametri del Fiscal Compact, senza però metterne in discussione la legittimità, per poi dichiarare: “Il Fiscal Compact è un impegno che il nostro paese ha preso e che, come tutti gli altri paesi e come tutte le regole che noi ci siamo dati, confermiamo”. Gli risponde, in un’intervista rilasciata a “Repubblica”, l’economista Giorgio Gattei: “Non possiamo farcela, se non con danni sociali incalcolabili, con meno servizi e più tasse. A queste condizioni non ha senso stupirsi dell’ondata di euroscetticismo, perché potrebbe andarci molto peggio”.

Mes. Mes e Fiscal Compact sono complementari. Il Mes (European Stability Mechanism) è il trattato intergovernativo che crea de facto un nuovo organo di governo economico. È entrato in vigore il 27 settembre 2012. Il nuovo organismo governativo, con sede in Lussemburgo, un capitale di 700 miliardi di euro, nasce ufficialmente per salvare gli Stati a rischio tracollo. Ma cosa c’è di più? Il Mes ha “ piena personalità giuridica e capacità giuridica”, i suoi beni godono di immunità da qualunque provvedimento giudiziario, qualunque Stato si rivolga al Mes per ottenere un prestito, dovrà sottostare al Memorandum ed alle direttive economiche dello stesso Mes. In Grecia è successo esattamente questo. I risultati sono: disoccupazione al 28%, 34% della popolazione a rischio povertà, 40% della popolazione incapace di onorare i debiti entro quest’anno. Secondo Paolo Becchi, docente universitario a Genova, “I privati – tra cui rientrano finanziatori come Nomura,Goldman Sachs, Merril Lynch e praticamente tutti i principali istituti di investimento mondiali –sono poi ammessi (punto 12 del Preambolo), in qualità di osservatori, a partecipare alle riunioni che hanno ad oggetto la valutazione della concessione del credito al paese richiedente, nonché la definizione delle rigorose prescrizioni da imporre alla nazione “minacciata”. Questa ingerenza si traduce nel serio rischio che a dettare le disposizioni di politica economica da applicare nel territorio dello Stato debitore siano coloro che concedono i soldi al fondo. La sovranità dei singoli Stati membri rischia quindi di essere sostituita da una governance economica privata in grado di imporsi facilmente sugli organi sovrani dei vari Paesi membri”.

Michael Mocci

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta