Il mercato dell’auto è entrato indubbiamente in una nuova fase, al pari di tanti altri settori dell’industria. La combinazione dovuta prima alla pandemia e, dopo, alla crisi ucraina hanno determinato delle condizioni nuove rispetto al recente passato.

Il covid ha causato una sospensione della produzione, dovuta alle incertezze e alla difficoltà di reperimento sul mercato di materie prime e componenti necessarie per la costruzione di automobili. La guerra fra Russia e Ucraina sta colpendo poi dal punto di vista energetico e dell’aumento dei prezzi, non solo del carburante.

La crisi mondiale dell’auto

Gli anni del covid hanno determinato una riduzione sostanziale del mercato. Spostamenti ridotti al minimo, contrazione dell’economia e del potere di spesa, grande incertezza per investitori e produttori. Questi i fattori che hanno causato un effetto domino, comportando anche la crisi delle materie prime, dei semiconduttori e dei microchip.

Un vero e proprio tsunami che ha causato, per il consumatore finale, ritardi di consegna importanti. Effetti subiti anche dalla concessionarie, costrette a fare i conti con acquisti a consegna differita, riduzione dei margini e necessità, in certi casi anche per concessionarie ufficiali, di reperire auto sul mercato dei grossi rivenditori multimarca.

Su una situazione già difficile, la crisi fra Ucraina e Russia ha aggiunto incertezza ad incertezza, oltre a coinvolgere il tema energetico. Gli aumenti dei costi per le industrie energivore, che avranno effetti nel medio-lungo periodo, impongono già ora delle scelte e delle restrizioni. Impattando anche sul reperimento delle materie prime.

La risposta del mercato è elettrica

Il mondo dell’automobile però non ha vissuto solo le difficoltà del mercato ‘tradizionale’. Complice anche il calo descritto, una fetta sempre maggiore è stata presa dal settore elettrico: nel calo generalizzato delle vendite del 2021 le auto elettriche hanno infatti conquistato oltre il 13% del mercato. Un comparto spinto dagli incentivi statali che, terminati nell’ottobre scorso, sono ripresi in primavera.

Quello degli incentivi è un mondo in continua evoluzione, dove possono rientrare anche i carica batteria e le stazioni elettriche. Attualmente vengono ricomprese in tutti i bonus edilizi attualmente in essere (50-65-110%) o possono rientrare nei bonus dedicati anche alle aziende che investono nel settore rinnovabile con le proprie strutture. Ad esempio se un’azienda installa un sistema fotovoltaico sul tetto, magari con accumulo per poter sfruttare l’eventuale eccesso di produzione, anche la stazione di ricarica può rientrare nei bonus derivanti da questa operazione.

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2 Commenti

  1. Non c’entra niente il #Covid anche se è stata la goccia che ha fatto capire a gente che dipendeva per la cassa integrazione dall’INPS e per tre mesi non ha visto un euro che l’unico cosa ad avere realmente valore nella vita è la carta moneta
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2011/11/18/del-consumismo/

    quindi ora se la tengono ancora più stretta evitando di regalare soldi cambiando auto che ancora funzionano.

    I cancri ibridi ed elettrici con centinaia di chili di inquinanti non riciclabili batterie al tossico litio che grazie all’elettronica spinta sono il non plus ultra dell’obsolescenza programmabile – rendendo anti economica la sostituzione della batteria hanno già programmato di far cambiare auto ogni 10 anni – stanno fallendo, come fu per lo Start&Stop che sarebbe dovuto essere il miracolo anti inquinamento (bufala già sbufalata)
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2014/06/15/tecno-bufale/

    perché sono pochi i polli danarosi sinistrati che beccano.

    Niente neanche l’ostracismo contro i diesel molto meno inquinanti dei motori a benzina proprio grazie al maggiore rendimento quindi immettendo meno combustibile emettono emissioni minori cambierà la storia.

    L’auto è in crisi, come qualsiasi altro prodotto, perché i mercati sono saturi e i consumatori senza soldi quindi non ha più senso produrre altro che capitalista “crescita infinita” la più grande bufala mai partorita.

    Bisogna solo adeguarsi alla decrescita e iniziare a risparmare per avere almeno da mangiare anche quando si sarà disoccupati visto che non necessitando produzione non necessiterà manodopera perché anche se il capitalismo ha fallito i soldi rimarranno, tessere annonarie a parte, sempre indispensabili.

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