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Roma, 20 feb – Mentre il percorso della giustizia amministrativa si scontra con il “No” alla sospensiva opposto dal Consiglio di Stato al ricorso dell’azienda avverso la decisione del Tar di Lecce sullo spegnimento degli impianti, la delicata vicenda dell’ex Ilva prosegue sui tavoli del ministero dello Sviluppo economico. E’ qui che, ieri, i rappresentanti sindacali hanno incontrato il neo titolare del dicastero, Giancarlo Giorgetti. Presente alla riunione anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.



Ilva verso la (ri)nazionalizzazione

La situazione rimane critica. Non solo per le questioni in via di dibattimento nelle aule dei tribunali, ma anche di quelle societarie. Dopo la cessione al gruppo franco indiano ArcelorMittal, infatti, il siderurgico tarantino è in via di ri-nazionalizzazione. Protagonista del rinnovato intervento statale nel comparto sarà Invitalia. L’accordo è stato firmato lo scorso dicembre e prevede che l’agenzia pubblica salga, entro maggio 2022, al 60% del capitale. Nel mezzo, un concreto impegno verso la decarbonizzazione dello stabilimento. Obiettivo trasformare l’ex Ilva nel più grande impianto di produzione di acciaio “green” in Europa.

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La riunione di ieri al ministero dello Sviluppo, dal sapore interlocutorio, ha messo nero su bianco gli impegni del nuovo esecutivo. A partire dall’auspicio che Invitalia “prosegua nel percorso dell’accordo”, sulla scorta del quale sono previsti incontri anche con gli amministratori locali in modo da definire meglio il quadro della situazione.

Capone chiede un “intervento organico nel settore siderurgico”

Sul tema della tutela del lavoro si sono invece soffermati i rappresentanti sindacali. Non dimenticando anche la questione della strategicità del sito. “Resta prioritario salvaguardare l’occupazione, sia quella diretta che dell’intero indotto generato dall’ex Ilva”, ha spiegato Francesco Paolo Capone dell’Ugl, presente insieme al segretario nazionale dei metalmeccanici Antonio Spera, sposando appieno la linea della nazionalizzazione per il tramite di Invitalia. “Occorre avere una visione più ampia – ha poi sottolineato – del settore siderurgico in Italia attraverso un intervento organico del ministero dello Sviluppo e l’apertura di un tavolo di confronto nazionale sulla produzione dell’acciaio, per evitare di inseguire le singole crisi aziendali”.

Nicola Mattei

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