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Roma, 21 mag – Pagamenti ai fornitori in ritardo, perdite continue, nessun piano industriale, un indotto quasi sul lastrico ed un utilizzo indiscriminato della cassa integrazione. La situazione dell’Ilva è sempre più drammatica, tanto da far balenare l’ipotesi che il gruppo franco-indiano ArcelorMittal – subentrato nel 2018 alla gestione commissariale – stia procedendo di fatto all’abbandono degli stabilimenti. A denunciarlo il sindacato Ugl metalmeccanici.

Eutanasia Ilva?

“Ormai siamo arrivati a circa 40 milioni di euro di scaduto, che a fine maggio potrebbero arrivare a 60. Ci sono perdite importanti che secondo le stime potrebbero arrivare a livelli di circa un milione di euro al mese come nel passato. Indotto, appalti e trasporti che vanno avanti solo con gli anticipi: è una situazione che non può essere più sostenuta”, spiega il segretario nazionale Antonio Spera, il quale auspica “un intervento del governo prima che ArcelorMittal continui ad accumulare solo debiti e iniziare a pensare alla clausola di rescissione del contratto e contemporaneamente portare gli impianti al macero”.

Non una novità: già nel novembre dell’anno scorso si era fatto strada il sospetto – tra magazzini svuotati, ordini respinti (o trasferiti in altri siti produttivi) e riserve di materie prime ridotte al minimo – che ArcelorMittal stesse deliberatamente procedendo all’eutanasia di Ilva, un siderurgico diventato in qualche modo “pesante” per la nuova proprietà.

“ArcelorMittal sta umiliando l’Italia”

“Abbiamo sollecitato – prosegue il sindacalista – con una lettera la richiesta di incontro urgente al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. La cassa integrazione per Covid-19 è stata usata senza alcun criterio in tutti i siti: solo a Taranto sono stati messi in cassa integrazione circa quattromila lavoratori che si vanno ad aggiungere ai milleseicento in amministrazione straordinaria. Investimenti per l’ambientalizzazione fermi, scarsa manutenzione degli impianti e gestione approssimativa: ormai hanno deciso di abbandonare i progetti e il rilancio del siderurgico e dell’ambiente soprattutto a Taranto. La multinazionale  – conclude Spera – sta umiliando il nostro Paese e tutti i lavoratori: non è possibile continuare ad accettare questa farsa”.

Filippo Burla

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