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Roma, 11 dic – Detto fatto, Arcelor Mittal ha aperto la procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori a seguito della decisione del giudice di spegnere l’altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto. Quello che tutti temevano, a partire dai lavoratori, si è avverato a tempo di record: i sindacati sono stati convocati dalla multinazionale franco-indiana. Il nuovo annuncio dell’azienda peggiora il quadro per i lavoratori: non sarà più cassa integrazione ordinaria ma straordinaria e coinvolgerà non più i 1.273 addetti previsti per la seconda proroga ma salirà a 3.500 lavoratori includendo anche gli iniziali 1.273. I lavoratori, nell’acciaieria tarantina, sono in tutto 8.200. La decisione del colosso dell’acciaio è stata confermata dalla Fim Cisl Taranto-Brindisi: “L’azienda ha informato le organizzazioni sindacali che, in seguito al rigetto dell’istanza avanzata dai Commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria di proroga allo spegnimento di Afo2, a breve invieranno alle stesse l’avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.500 unità“. In queste “sono compresi 1.273 che sarebbero stati collocati in Cigo”.

L’ira dei sindacati, scaricati dal governo giallofucsia

“È solo una provocazione bella e buona – attaccano Biagio Prisciano e Vincenzo La Neve della Fim Cisl – perché ArcelorMittal nemmeno attende il prosieguo degli atti della magistratura, nemmeno attende l’esito dell’impugnazione che Ilva in amministrazione straordinaria farà al Tribunale del Riesame contro il rifiuto della proroga da parte del giudice Maccagnano, che già si porta avanti e parte con una massiccia richiesta di cassa integrazione. Adesso basta: Mittal e governo non hanno proprio capito che di esuberi non vogliamo sentire parlare“. “Con ArcelorMittal sta accadendo di tutto ormai – afferma Antonio Talò della Uilm -. Il punto è che non abbiamo interlocutori dell’azienda con cui parlare e anche il governo è ondivago. Francamente, ne abbiamo ormai abbastanza di Mittal e di questi atteggiamenti e il 12 dicembre lo diremo molto chiaramente al governo nel vertice al Mise”. “Sempre più inaudito il comportamento di Mittal e già giorni fa come Fiom avevamo detto che l’azienda è inaffidabile”, fa presente Francesco Brigati della Fiom Cgil.

Adolfo Spezzaferro

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