Roma, 30 mar – Stiamo davvero rischiando una crisi alimentare mondiale? A leggere il botta e risposta tra Russia e Usa, sicuramente sì. Per evitarla però dovremmo capire chi la sta provocando davvero, e proprio sulle cause sta andando in scena uno scambio di accuse.

“La Russia blocca navi e porti del Mar Nero”: le accuse Usa

“La Marina russa sta bloccando 94 navi alimentari civili nella regione del Mar Nero e ha bombardato tre navi che trasportano merci dai porti del Mar Nero in tutto il mondo, in particolare quelle noleggiate da una azienda agricola”. Ad affermarlo è il primo vicesegretario di Stato americano Wendy Sherman in una riunione delle Nazioni Unite sull’impatto della guerra in Ucraina sulla sicurezza alimentare globale. Secondo Sherman la Russia sta bloccando in generale l’accesso ai porti ucraini, impedendo così l’esportazione di grano.

La replica di Mosca: “Crisi alimentare dovuta a vostre sanzioni”

Immediata la replica di Mosca, secondo cui le dichiarazioni del vicesegretario di Stato americano rientrano nella guerra di informazione di Washington contro la Russia. “Consideriamo le osservazioni di Wendy Sherman come una parte della guerra dell’ informazione degli Stati Uniti contro la Russia”, scrive Anatoly Antonov, ambasciatore russo negli Usa, nel canale Telegram dell’ambasciata. Il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, rincara la dose puntando il dito contro le sanzioni occidentali. “Le vere cause che minacciano il mercato alimentare globale con gravi turbolenze non sono da ricercare nelle azioni della Russia, ma nell’isteria sfrenata delle sanzioni che l’Occidente ha scatenato contro la Russia senza pensare né alla popolazione dei Paesi del cosiddetto Sud globale né ai loro cittadini. Il tentativo di isolare la Russia dal punto di vista economico, finanziario e logistico dai lunghi canali di cooperazione sta già comportando una crisi economica di portata storica”, tuona Nebenzia, citato dalla Tass.

Crisi alimentare: i reali rischi per l’Italia

Fuor di accuse reciproche, la crisi alimentare è purtroppo possibile per tutti i Paesi importatori di grano, mais e soia. E’ l’unico dato incontrovertibile e che riguarda direttamente l’Italia. A spiegarlo, nel dettaglio, è Coldiretti.
“I due Paesi in guerra (Ucraina e Russia, ndr) insieme controllano circa il 28% delle vendite mondiali di grano tenero per la panificazione, il 16% del commercio del mais destinato all’alimentazione degli animali negli allevamenti e circa il 65% dell’olio di girasole impiegato per la produzione di dolci, conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili da parte dell’industria alimentare, oltre che per le fritture, secondo il centro studi Divulga”, si legge nella nota di Coldiretti.

Siamo dunque di fronte a “una emergenza internazionale che riguarda però direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, secondo l’analisi della Coldiretti. L’aumento di mais e soia – spiega ancora Coldiretti – sta mettendo in ginocchio gli allevatori italiani che devono affrontare incrementi di costi pari al 57% secondo il Crea che evidenzia il rischio concreto di chiusura per la maggioranza degli allevamenti italiani che si trovano costretti a lavorare con prezzi alla stalla al di sotto dei costi di produzione”.

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E se è vero che “dall’Ucraina in Italia arriva appena il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione per un totale di 122 milioni di chili”, è altrettanto noto che arriva “il 15% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili”.

Alessandro Della Guglia

 

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