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Dall’Inghilterra alla Francia: Euronext compra Borsa Italiana

by Filippo Burla
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Roma, 2 mag – Si è conclusa, nei giorni scorsi, l’operazione con la quale Euronext ha perfezionato l’acquisto di Borsa Italiana. 4,4 miliardi il valore dell’affare, con Piazza Affari che entra a far parte del più grande mercato continentale. Una sorta di passaggio “estero su estero” visto che, prima di Euronext, Borsa Italiana faceva del gruppo London stock exchange.

Euronext – Borsa Italiana: Cdp e Intesa entrano nel capitale

A valle è stato anche portato a termine l’aumento di capitale riservato da complessivi 579 milioni con cui entreranno nell’azionariato sia Cassa Depositi e Prestiti che Intesa Sanpaolo. Cdp (491 milioni) deterrà così il 7,3% delle quote, pari a quelle detenuta dalla sua omologa francese Caisse des dépôts et consignations. Intesa sarà invece azionista con l’1,3%.

Un’azione “coerente con la mission di Cdp di sostenere le infrastrutture strategiche del Paese con una prospettiva di lungo termine. Borsa Italiana, infatti, è un’infrastruttura finanziaria essenziale, rappresentando il principale hub per la raccolta di capitale azionario e obbligazionario da parte delle imprese italiane”, spiega via Goito – da cui proviene Alessandra Ferone, che siederà nel consiglio di sorveglianza – in una nota.

Centro dati a Bergamo ma Piazza Affari sarà, di fatto, francese

Insieme all’annuncio dell’acquisizione di Borsa Italiana, Euronext ha anche comunicato che il centro informatico del gruppo sarà trasferito da Londra a Bergamo. Un piccolo segnale di attenzione all’Italia? A voler essere maliziosi nulla più di una sorta di “inchino” alla mozione con la quale, nell’aprile scorso, il parlamento aveva impegnato il governo a vigilare perché venisse “garantito il massimo impegno per prevedere investimenti che soprattutto sotto il profilo dell’innovazione tecnologica”. In quella stessa mozione, d’altronde, era stato espunto ogni riferimento diretto alla possibilità di utilizzo del golden power da parte dell’esecutivo. Strumento con cui Palazzo Chigi non sembra trovarsi particolarmente a proprio agio: vedi alla voce Credito Valtellinese.

Con il risultato che, al netto del presidio italiano nel capitale – peraltro previsto sin dall’inizio, ciò non spostando dunque il nocciolo della questione – l’operazione Euronext – Borsa Italiana trasferisce la “testa” del mercato azionario italiano da Londra a Parigi. Avvicinandola a Milano solo sulla cartina geografica. Lasciando oltralpe, ad esempio, la gestione diretta in cambio di una manciata di poltrone nel consiglio di sorveglianza. Schema che sembra ricalcare quello già visto con la sedicente “fusione”, sempre sull’asse Francia – Italia, che ha portato alla nascita di Stellantis. Se ha già funzionato, perché non replicare?

Filippo Burla

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