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monti euro europaRoma, 10 lug – “Stiamo assistendo al grande successo dell’euro“. Così si esprimeva Mario Monti a proposito della Grecia il 26 settembre 2011, quando la situazione della penisola ellenica era già precaria, ma non ancora drammatica come lo è oggi.
Sarà bastato il quadro sempre più a tinte fosche per far cambiare idea all’ex premier? Non sembra, almeno a giudicare dalle affermazioni rilasciate ieri mattina, ospite del programma Omnibus su La7. Incalzato dalla conduttrice su quell’affermazione, risponde: “Non dico niente perché non cambierei una parola oggi“. Più nel dettaglio, Monti spiega: “Qualunque sia l’esito del negoziato, non c’era mai stata per decenni una forza che mettesse all’opera i greci per trasformare sé stessi come l’aspirazione a far parte dell’euro e a cercare di mettersi a funzionare come economia e come società in un modo compatibile con lo standard europeo di economia sociale di mercato“.
Cosa intenda Monti per “mettersi a funzionare” non è dato sapere. Forse la disoccupazione al 25% e quella giovanile che supera il 60%? Forse il Pil che ha perso un terzo del suo valore dal 2008 ad oggi? Forse la bilancia dei pagamenti verso l’estero, drasticamente peggiorata dall’ingresso nella moneta unica ad oggi? Forse le esportazioni che negli ultimi anni hanno perso attorno al 20%?
Domande retoriche, perché non tengono conto di un fattore: la svalutazione interna -cioé il taglio dello stato sociale, la riduzione dei salari, la disoccupazione- è, in un sistema a cambi fissi, l’unico modo per affrontare i divari di competitività che altrimenti sarebbero assorbiti dalla più logica e normale svalutazione della moneta. In tal senso, il modo in cui la svalutazione è stata affrontata è un esempio di cosa sta già accadendo fra Italia, Spagna e Portogallo. A suo modo, in effetti si tratta di un vero successo.
Filippo Burla



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