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La lettera segreta di Draghi in difesa delle banche

by Giuseppe Maneggio
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First ECB Council Meeting With Mario DraghiFrancoforte, 21 ott – Il mese scorso il presidente della Bce, Mario Draghi, ha scritto una lettera inviata alla Commissione europea a Bruxelles che sarebbe dovuta rimanere segreta. Missiva che in parte è saltata alle ribalta delle cronache economiche soltanto il 19 ottobre. E’ Repubblica a darcene notizia citando quel poco che si sa: Draghi in sintesi chiede di alleggerire le regole che imporrebbero alle banche di appropriarsi dei soldi degli obbligazionisti, regole che potrebbero scattare fin da subito in occasione del passaggio del controllo delle banche alla Bce. L’istituto di Francoforte da giungo/luglio del 2014, difatti, avrà il compito di vigilare sulle 150 principali banche europee, ma prima di dar vita a questa unione bancaria gli istituti coinvolti dovranno essere passati al setaccio da Bruxelles.

Proprio questo controllo preoccupa Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale europea, impaurito dalla possibilità che alcune delle azioni della Commissione Europea nei confronti delle banche “sotto controllo” possano in qualche modo deprimere l’economia europea. Come? Lo spiega Repubblica, che riporta: “Secondo varie persone con una conoscenza diretta, la lettera di Draghi a Bruxelles contiene un messaggio di fondo: bisogna evitare di imporre perdite a chi ha investito in obbligazioni delle banche, almeno per il momento, se ciò può destabilizzare il sistema finanziario in Europa.

Ma cosa c’entrano i privati? Bene, la Commissione Europea, in un documento di tre mesi fa, metteva in chiaro che: “Prima che una banca in difficoltà possa rafforzare il capitale tramite un aiuto di Stato pagato dai contribuenti, deve esserci il «coinvolgimento» («bail-in») dei creditori privati; i più esposti fra questi, i cosiddetti creditori subordinati, devono rinunciare al rimborso dei bond nei quali hanno investito. E prima di loro lo stesso deve accadere anche per gli azionisti.

La faccenda è quindi semplice: in caso di problemi, prima pagano i privati e poi il pubblico. E quando le banche verranno setaccciate da Bruxelles, una delle richieste possibili (anzi, molto probabili) sarà l’aumento del capitale. In maniera consistente.

Un problema, secondo Draghi, non tanto perché ingiusto ma perlopiù non conveniente in un momento di crisi come questo. Per il presidente della Bce in sostanza gli istituti di credito potrebbero rinnegare alcuni dei loro debiti portando ad una instabilità dei mercati.

La follia dell’economia del debito conduce in sostanza proprio a questo: ad essere schiavi delle banche. Mario Draghi dovrà poi spiegarci come l’anno prossimo il controllore potrà monitorare i controllati quando quest’ultimi sono azionisti del primo. Si, perchè appena l’unione bancaria europea tanto auspicata passerà sotto la l’ala protettiva della Bce nessuno a quel punto potrà mai garantirci che l’impasto melmoso di un sistema bancario completamente sganciato da qualsivoglia controllo politico possa debordare facendo implodere l’economia di un intero continente. Appare evidente già da adesso il conflitto di interessi che coinvolge la Bce posseduta per intero dagli stessi istituti bancari su cui dovrà vigilare.

Giuseppe Maneggio

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