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grecia povertàAtene, 20 giu – Il combinato crisi economica-austerità uccide. Non è un modo di dire ma la realtà dei fatti in Grecia, stretta in una morsa di recessione da ormai sette anni, durante i quali si sono susseguiti i piani lacrime e sangue imposti via via da Unione Europea, Bce e Fondo monetario.



In un rapporto appena pubblicato, la Banca centrale di Atene elenca una serie di statistiche riguardo la situazione non solo economica, ma anche di salute e psicologica dei propri concittadini, segnalando un vero e proprio “deterioramento della loro condizione negli anni dei prestiti internazionali e dei tagli imposti dall’austerità”. I numeri sono allarmanti. Spiccano i suicidi, dovuti non solo “ai fattori primari (condizioni medico-psichiatrice), ma anche secondari (situazione economica) e terziari (età e genere)”, spiegano i tecnici della Banca di Grecia. Incrementano anche i casi di depressione, in continuo progresso: nel 2009 solo il 2.6% della popolazione ne soffriva, percentuale che nel frattempo è più che raddoppiata al 4.7%.

Si fanno sentire, soprattutto, i tagli indiscriminati a tutto lo stato sociale e principalmente al comparto della sanità. Se la natalità è diminuita del 22%, meglio non va per i (pochi) nuovi nati, che soffrono un tasso di mortalità infantile cresciuto del 50% mentre sono aumentati del 20% i bambini sottopeso alla nascita. Aumentano di un quarto i greci che soffrono di malattie croniche, del 15% gli inabili a lavorare a causa di problemi di salute. E non per tutti è garantito l’accesso alle cure: il 13% dei cittadini di Grecia non riescono per vari motivi (dalla distanza con le strutture, tagliate anch’esse, alle lunge liste d’attesa, al sovraffollamento) a rivolgersi al servizio sanitario pubblico, l’11% non può addirittura permettersi l’acquisto delle medicine prescritte, mentre gli ospedali soffrono di mancanze croniche di personale.

Non sorprende, in tal senso, che dai massimi del 2011 addirittura l’aspettativa di vita sia calata da quasi 81 anni a poco più di 80. Non un grande scarto, ma la tendenza è di progressivo deterioramento. Morire per l’Europa? In Grecia succede. E non è un’iperbole.

Filippo Burla

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