Roma, 3 set – A dispetto dei numeri diffusi dal governo l’Italia non svolta, anzi perde continuamente terreno. Nel comparto industriale le difficoltà sono note e non è solo Squinzi, presidente di Confindustria, a ricordarcelo.

Manca una seria e ragionata politica industriale. Il governo è più preso ad osservare i sondaggi a seguito delle “sparate” di Renzi che non a rafforzare un settore che ci ha visti tra le prime cinque potenze mondiali e che oggi perde continuamente pezzi pregiati in favore di capitali stranieri.

L’autunno incipiente sarà all’insegna degli addii per alcuni dei big dell’industria made in Italy.

Si partirà da Pirelli che darà l’addio a Piazza Affari. L’Opa della Marco Polo Industrial Holding, partecipata dalla cinese ChemChina e da Camfin, dovrebbe concludersi entro i prossimi giorni. Un’operazione da 5,5 miliardi di euro che porteranno la bandiera cinese su Pirelli pur mantenendo Tronchetti Provera come amministratore delegato.

Identico il passaggio che subirà Italcementi che entro fine anno passerà nelle mani dei tedeschi del gruppo Heidelberg.

Il prossimo 8 settembre – mai data fu più nefasta per l’Italia – l’Agcom e l’Antitrust dovranno pronunciarsi per approvare il passaggio di Seat all’egiziano Naguib Sawiris, il magnate che proprio quest’oggi attraverso un tweet si è rivolto all’Italia affermando di poter risolvere la crisi degli immigrati a condizione che lo Stato gli venda un’isola che lui dichiarerebbe indipendente dando lavoro a tutti coloro che varcano i confini illegalmente. Sarà pure un magnate ma la vanagloria eccede i limiti della ragionavolezza.

La lista ovviamente non si ferma qui. Lo scorso 31 agosto il gruppo svizzero Dufry ha depositato presso la Consob i documenti per acquistare da Benetton il 100 per cento delle azioni di World Duty Free, la holding che controlla le aree commerciali negli aeroporti italiani.

Poi abbiamo anche la De Longhi che è pronta a cedere la controllata DeLclima ai giapponesi della Mitsubishi Electric Corporation. Un’operazione da 664 milioni di euro che dovrebbe essere completata entro la fine del mese di novembre.

E per completare, manca poco, veramente poco, al completamento del passaggio di Ansaldo Sts ai giapponesi della Hitachi Limited.

La chiamano globalizzazione ma sono troppi i tricolori ammainati nella grande industria italiana. Un modus operandi tipico delle nazioni ad economia debole o che subiscono una colonizzazione.

Giuseppe Maneggio

 

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