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Roma, 12 set – Il dipartimento del Tesoro naviga nella liquidità. Una marea di risorse che ha ormai raggiunto il suo record storico. Parliamo di oltre 132 miliardi di euro “parcheggiati” dal ministero dell’Economia presso il conto disponibilità in Banca d’Italia. Non a prendere polvere, certo, ma allo stesso tempo a sollevare più di un dubbio sull’opportunità di legarsi al collo cappi come quello del Recovery Fund.



Liquidità del Tesoro mai così alta

Le relative statistiche sul sito del dipartimento permettono di ricostruire una serie storica dal 2012 in avanti. Ebbene, mai da allora la liquidità del Tesoro ha raggiunto i livelli odierni. Già a luglio di quest’anno si era sfondata la prima soglia, con quasi 115 miliardi. Il mese scorso l’ulteriore accelerata di cui si è detto.

Siamo ben lontani dalle medie attorno ai 50 miliardi di euro registrate sino al 2019. La tendenza si osserva a partire dall’anno della pandemia: è tra la primavera e l’estate del 2020 che le disponibilità iniziano a crescere sensibilmente, toccando il picco sempre ad agosto con più di 100 miliardi. Mai successo in passato se non, sporadicamente, tra giugno e luglio 2014 e di nuovo nel giugno 2016.

Cosa ce ne facciamo?

Ma a cosa servono queste somme? Al conto della liquidità del Tesoro afferiscono tutti quei flussi di cassa delle amministrazioni centrali e di buona parte del resto della Pa. Ivi comprese, specialmente, le operazioni relative ai Titoli di Stato. Normale, quindi, che in periodi di tensione – come quello inaugurato allo scoppio della pandemia – il ministero scelga di mantenere un margine di sicurezza anche solo, ad esempio, per rimborsare Bot e Btp che potrebbero non essere rinnovati alla scadenza. Tanto più se nell’orizzonte degli acquisti Bce sembra addensarsi qualche nuvola.

Insomma, che a via XX Settembre abbiano un po’ il braccino corto è noto, anche se non è (solo) per questo motivo che la liquidità del Tesoro continua a mantenersi su livelli tanto elevati. E però almeno una considerazione è d’obbligo: in costanza dei un atteggiamento generoso (chiamiamo così la necessità da parte della Bce di continuare a pompare miliardi per non far saltare l’eurozona) della Lagarde, a che pro tenere una tale somma quasi a prender polvere?

Ogni riferimento alla sedicente “pioggia di miliardi” in arrivo dall’Ue è puramente intenzionale. Considerando solo la quota di circa 80 miliardi in arrivo a fondo perduto (talmente a fondo perduto che a conti fatti pagheremo per usarli), significa averne già a disposizione grosso modo il 60% in più. Se i conti non tornano è perché ai 132 miliardi abbiamo per correttezza dedotto i 25 miliardi dell’anticipo del Recovery Fund appena erogato. Somme libere, senza vincoli, senza condizioni. E senza dover rispondere a Bruxelles su come spendiamo quelli che in ultima erano, sono e restano nostri soldi. Quasi un incubo per chi fa del vincolo esterno la sua missione politica.

Filippo Burla

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