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mediaset ei towersRoma, 6 mar – Ei Towers, la controllata Mediaset che gestisce le oltre 1700 torri di comunicazione del gruppo, non molla la presa su Rai Way, la società pubblica recentemente sbarcata in borsa che a sua volta opera la rete di diffusione dei segnali della televisione di Stato.

L’offerta pubblica di acquisto lanciata a fine febbraio aveva fatto discutere, per due motivi. Anzitutto il sempre latente conflitto di interessi legato alla persona di Berlusconi, tanto che in non pochi avevano maliziosamente sospettato che l’operazione fosse in qualche modo collegata al Patto del Nazareno. In secondo luogo per le modalità di privatizzazione di Rai Way, che stando alle parole del premier Matteo Renzi rimarrà sotto il controllo del governo: “Il 51 per cento di Raiway deve restare pubblico, su questo non si discute”, aveva spiegato.

La questione principale ruota proprio attorno a quest’ultimo punto. Nel decreto di privatizzazione (D.p.c.m. 2 settembre 2014), fra le premesse si ritiene infatti “l’opportunità di mantenere, in capo a Rai, una quota di partecipazione non inferiore al 51%”. Nessun rinvio esplicito a tale disposizione è però contenuta nel prospetto di quotazione, cioé il documento ufficiale con il quale Rai Way si è presentata agli investitori di borsa, nel quale comunque si spiega che “la società non è contendibile” e che la partecipazione di Rai “sarà tale da consentire la nomina della maggioranza degli amministratori”.

E’ probabilmente su questa mancanza di chiarezza nel combinato disposto che Ei Towers cerca di giocare la sua partita. Nonostante il fuoco di sbarramento, infatti, l’offerta è ritenuta legittima e punta a rastrellare il 66% del capitale di Rai Way. La società è comunque disponibile a modificare le condizioni -che saranno presentate a breve anche alla Consob- le quali “dovranno comunque mantenere inalterata la valenza industriale e i ritorni finanziari del progetto”, spiega Ei Towers in una nota. Gli obiettivi sono chiari: realizzare un unico grande soggetto nazionale che sfrutti le economie di scala derivanti da una collaborazione che può anche assumere i contorti del controllo diretto. Ora la palla passa di nuovo in mano alla controparte pubblica.

Filippo Burla

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