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Roma, 29 ott – Sono sette i Paesi europei che si sono “coalizzati” per fare pressione sulle grandi case farmaceutiche e far sì che i costi dei medicinali diminuiscano.

“Unire le forze per i malati”

Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Danimarca, Svizzera e Irlanda, Olanda e Norvegia: questi sono i Paesi facenti part dell’alleanza, ribattezzata “International Horizon Scanning Initiative”. Le sette nazioni europee hanno approntato una banca dati centrale e collaboreranno nei negoziati con le aziende farmaceutiche per abbattere i prezzi dei medicinali. Maggie De Block, ministro belga, dichiara: “I pazienti avranno un accesso più rapido a farmaci innovativi, di alta qualità e convenienti”. “Meglio siamo preparati per l’arrivo di nuovi trattamenti, prima possiamo renderli disponibili per i nostri pazienti una volta che sono sul mercato” dice ancora la De Block. “In un settore internazionale come quello farmaceutico, unire le forze è fondamentale” conclude.

La proposta italiana

L’Italia non aderisce all’iniziativa ma lo scorso febbraio aveva presentato all’Organizzazione mondiale della sanità una proposta sul prezzo dei farmaci. Il testo, varato dall’ex ministro Grillo, proponeva un’azione internazionale per sulla trasparenza dei prezzi. La proposta italiana richiedeva anche che le imprese farmaceutiche rendessero pubbliche le diverse forme di sostegno economico statale di cui usufruiscono. Con maggiore chiarezza su questi punti potrebbe diventare più semplice per lo Stato spingere Big Pharma a rivedere al ribasso i costi dei farmaci. Secondo il The Economist Le aziende farmaceutiche pubblicano solo i prezzi di listino. Si tratta di cifre complesse, per certi versi fittizie, che spesso nella realtà vengono abbassate . Gli sconti che possono ottenere i governi, gli assicuratori e altri intermediari vengono mantenuti segreti”.

Si diventa poveri per le cure

Solo in Italia, secondo quanto riporta L’Avvenire, il 60% dei farmaci ospedalieri (inclusi i farmaci più innovativi per la lotta al cancro), non ha un listino “Ufficiale”. “Le aziende stabiliscono il prezzo dei loro farmaci perlopiù in base ai guadagni sperati, e non sul costo di produzione o per massimizzare l’accesso alle cure per i pazienti”, si legge sempre sul The Economist. Secondo un rapporto dell’Oms della fine del 2018, cento milioni di persone all’anno vivono in condizioni di assoluta povertà a causa del prezzo esoso delle medicine.

Il caso Copenhagen Economics

Tutte le iniziative atte ad abbassare il prezzo dei farmaci in Europa sembrano un po’ scontrarsi contro un muro di gomma: già nel 2016, su iniziativa dell’Olanda, il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione di rivedere le leggi comunitarie sulla trasparenza del costo dei medicinali. Tali leggi risalgono addirittura al 1989. L’Europa ha affidato uno studio al centro di ricerche Copenaghen Economics, che ha concluso i costi dei farmaci, seppure molto alti, corrispondono agli investimenti delle case farmaceutiche. Ma lo stesso istituto di studi Copenaghen Economics, ha tra i suoi maggiori clienti molte industrie farmaceutiche: e il sospetto è che i risultati del loro studio, in realtà, si basino sulle indicazioni di Big Pharma.

“Assalto delle lobby”

Secondo l’europarlamentare irlandese Nessa Childers sull’ultima risoluzione proposta per abbattere i costi dei farmaci avrebbe gravato “l’assalto delle lobby”. Ad aprile 2019, le dieci aziende farmaceutiche più importanti, facenti parti della lobby Efpia, hanno avuto ben 112 incontri di alto livello gli appartenenti alla commissione Juncker e decine di riunioni anche con europarlamentari.

Ilaria Paoletti

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