Il Primato Nazionale mensile in edicola

Bruxelles, 19 giu – Come ampiamente previsto, il Consiglio Ue di oggi sul Recovery fund è stato un nulla di fatto. Due ore di videoconferenza dei capi di Stato e di governo della Ue per annunciare che è tutto rimandato a metà luglio. Intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel ricorda che in ogni caso non si potrà accedere ai soldi stanziati prima del 2021.

Michel: “Negoziato sarà complesso, condizionalità questione difficile”

Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel ammette che il negoziato “sarà difficile e complesso. Non sottovaluto il compito”. Michel fa presente che restano diverse questioni aperte, come l’ammontare complessivo, la ratio tra prestiti e sussidi e la chiave di ripartizione dei fondi. Anche “la condizionalità è una questione difficile. Non è una sorpresa”, riconosce il presidente del Consiglio Ue. Poi Michel non ha voluto rispondere ai giornalisti che gli chiedevano se sarà possibile mantenere il Recovery fund a 750 miliardi. “Non è mia intenzione negoziare a mezzo stampa. Ho spiegato quali sono le questioni difficili. Dobbiamo essere innovativi e creativi per avere il sostegno di 27 Stati membri e prendere una decisione”, rivela, sottolineando quanto sia ardua l’impresa di trovare la quadra.

Merkel: “Non è possibile versare prima il denaro all’Italia”

La Merkel ha citato la presidente della Bce Christine Lagarde ribadendo che “le implicazioni economiche della pandemia sono molto dure, siamo di fronte alla sfida più grande dalla Seconda guerra mondiale”. E pur chiedendo che la Ue arrivi rapidamente ad un’intesa, la cancelliera fa presente che i fondi europei arriveranno solo nel 2021. “Non credo che si possano versare i fondi già quest’anno“, chiarisce la Merkel sottolineando che i Parlamenti devono ratificare le decisioni che si prenderanno in Europa e che “per motivi giuridici non è possibile versare prima il denaro a Paesi come l’Italia“.

Kurz: “Aiuti limitati nel tempo, condizionati e soggetti a controllo”

Sul fronte dei falchi del nord, che nella trattativa non intendono in alcun modo condividere debiti Ue o favorire i Paesi del sud, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz insiste sul fatto che gli aiuti, soprattutto se a fondo perduto, debbano essere condizionati e soggetti a controllo. In ogni caso, conscio che sono molti i nodi da sciogliere, Kurz tuttavia si augura che le posizioni si avvicinino in modo da raggiungere un accordo soddisfacente per tutti al vertice di luglio (che almeno sulla carta dovrebbe essere un po’ meno inutile di quello di oggi). Ma Kurz insiste sul fatto che gli aiuti debbano essere limitati nel tempo per evitare qualsiasi tipo di mutualizzazione, ribadendo che preferisce i prestiti ai sussidi non rimborsabili.

Insomma, al netto dei soliti toni trionfalistici dei giallofucsia che parlano di successo della trattativa e di meta che si avvicina (il tutto perché – lo ricordiamo – a metà luglio si terrà il prossimo Consiglio Ue sulla questione), appare evidente che l’Italia non abbia voce in capitolo circa tempistica e modalità di erogazione dei fondi per l’emergenza. E che anzi le condizionalità finali saranno ben più rigide, risultando una vera e propria trappola per il nostro Paese, alla stregua del famigerato Mes, il Fondo salva Stati che a dispetto del nome gli Stati li rovina.

Adolfo Spezzaferro

5 Commenti

  1. Vi ricordate quante centinaia di miliardi aveva promesso Conte ?
    Ve li ha fatti vedere già in tasca.
    Ma quanto è bravo !

Commenta