ricchiRoma, 18 gen – È risaputo che le statistiche sulla povertà, e sulla distribuzione della ricchezza, così come molte altre statistiche socioeconomiche, tendono a rappresentare scenari diversi, a seconda di chi le commissiona.
Una ricerca elaborata da un gruppo di studio australiano, Future Crunch, evidenzia come il numero di poveri, in termini assoluti e a livello mondiale, sia diminuito al minimo storico, passando dagli oltre 900 milioni (dato 2012) a 702 milioni (dato 2015). Il rapporto, che cita dati della Banca Mondiale, prende in considerazione le persone che dispongono di un reddito inferiore a 1,90 dollari giornalieri.

Potrebbe sembrare una buona notizia, per quanto si stia comunque parlando di quasi il 10% della popolazione mondiale, che avvicinerebbe l’ambizioso obiettivo fissato dall’ONU per il 2030, ovvero l’eliminazione della povertà estrema. Quello che emerge da un’altra ricerca, commissionata dall’Organizzazione non Governativa Oxfam, è però un dato ben diverso. Se, infatti, anziché guardare il numero dei poveri ci si concentra sulla distribuzione di ricchezza e povertà, si ottiene un quadro d’insieme ben diverso. Nel 2015, il patrimonio dell’1% più ricco della popolazione mondiale ha superato quello del restante 99%. Traducendo le percentuali, questo significa che 73 milioni di Terrestri hanno più soldi sotto al materasso (si fa per dire) dei restanti sette miliardi e duecento milioni messi insieme.

Una sproporzione che, alla faccia delle belle parole sulla redistribuzione della ricchezza, è in costante aumento, e porta all’allargamento della forbice fra i pochi ricchi e i miliardi di poveri. I quali poveri saranno forse un po’ meno poveri, se le politiche dell’ONU avranno successo, ma saranno sempre di più. Fra l’altro, se il reddito di un individuo salisse da 1,80 a 2 dollari al giorno, questi forse uscirebbe dalla povertà assoluta, ma avrebbe comunque ben poco da festeggiare. Ancora più impressionante è il dato relativo ai 62 (sessantadue, non milioni, non mila, semplicemente sessantadue) esseri umani più ricchi del Globo, che possiedono un patrimonio pari a quello dei tre miliardi e mezzo più poveri. Anche questa disparità, stando ai dati pubblicati dal rapporto Oxfam, è in aumento rispetto agli anni scorsi.

In Italia la tendenza è simile, con un aumento delle differenze fra ricchi e meno ricchi, anche se naturalmente i numeri sono diversi, visto che l’1% degli Italiani possiede il 23% della ricchezza nazionale. Più preoccupante il fatto che l’aumento di ricchezza dal 2000 al 2015 sia andato per più della metà a vantaggio del 10% della popolazione, che ha quindi scavato un fossato più profondo fra sé e il resto degli Italiani. Nulla di nuovo, si potrebbe chiosare, considerato che si parla da anni di progressiva scomparsa della classe media, ma i dati che fotografano questo fenomeno sono sicuramente più inquietanti delle parole, in quanto proiettano l’Italia verso una dimensione diversa, che fino a pochi anni fa si considerava tipica dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo.

Già nel 2005, la classifica sulla redistribuzione della ricchezza nei singoli Stati secondo il coefficiente di Gini vedeva l’Italia agli ultimi posti, fra i Paesi del Vecchio Continente. Sarebbe imbarazzante, oltre che drammatico, vederci scivolare ancora più giù, avvicinandoci a popoli che non possono certo vantare la nostra tradizione di giustizia sociale, e in cui la disparità di reddito è sempre stata fonte di drammatici conflitti sociali.

Mattia Pase

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Commenti

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2 Commenti

  1. Con le guerre , le malattie e le povertà indotte chi si è arricchito fino ad oggi ?
    Sempre le stesse famiglie storiche che hanno in mano finanza e futura moneta mondiale , dove nei fortini guarderanno i popoli subumani creati ad arte farsi la guerra per l acqua e per i beni primari , mentre loro si prodigano come pseudo potenti che vogliono , grazie alla informazione nelle loro mani , far finta di salvare il mondo
    Ingenuo sarà il tradito , ma infame colui che satanicamente tradisce la vita altrui

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