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Monte dei Paschi Mussari VigniRoma, 31 gen – Giuseppe Mussari, ex presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena, era “perfettamente in grado di comprendere le ragioni per le quali Nomura gli stava chiedendo il suo assenso all’operazione, assumendo un ruolo esecutivo e determinante”. E’ quanto scrivono i giudici del tribunale di Siena nelle motivazioni della sentenza di condanna, tre anni e sei mesi, comminata a Mussari lo scorso ottobre.

Il riferimento è al derivato Alexandria, l’operazione fatta dal Monte con la giapponese Nomura e sul quale si è giocata buona parte della crisi che ha investito lo storico istituto toscano. Gli amministratori della banca “erano perfettamente a conoscenza dei dettagli delle operazioni e della ratio economica che le legava le une alle altre, orientandole verso il raggiungimento dell’obiettivo che il presidente e il direttore generale si erano prefissi e cioè ristrutturare Alexandria senza esporre costi nel relativo bilancio di esercizio”.

Una condotta del tutto fraudolenta: Mussari, insieme all’allora direttore generale Vigni e al responsabile area finanza Baldassari, “avrebbero dovuto consegnare il contratto quadro alle Autorità di vigilanza secondo un criterio che trova la sua fonte nella stessa richiesta, legittimamente proposta, al soggetto vigilato sul quale grava un dovere di leale collaborazione”, scrivono ancora i giudici, rilevando come l’aver nascosto questo contratto quadro “non può essere frutto di coincidenze, disattenzione, fraintendimenti e negligenza, ma risponde al disegno criminoso degli imputati”.

La pubblicazione delle motivazioni, insieme all’insistente voce della necessità di un aumento di capitale più corposo -si parla di almeno 3.5 miliardi rispetto ai 2.5 inizialmente previsti– hanno portato il titolo al tracollo di borsa, dove ieri ha perso quasi l’8% attestandosi al minimo storico di 40 centesimi ad azione. Solo un anno fa valeva tre volte tanto.

Filippo Burla

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