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L’economista scozzese Angus Deaton, insignito del premio Nobel per l’economia 2015

Stoccolma, 12 ott – Assegnato anche il premio Nobel 2015 per l’Economia: il prestigioso riconoscimento dell’Accademia Reale delle Scienze di Svezia è andato ad Angus Deaton, 70 anni, economista scozzese e docente all’università americana di Princeton, per i suoi studi sui consumi, la povertà ed il welfare.

Nelle motivazioni del premio si legge: “Per progettare una politica economica che promuova il benessere e riduca la povertà, dobbiamo prima capire le scelte di consumo individuali. Più di chiunque altro, Angus Deaton ha ampliato e migliorato questa comprensione”, e in particolare “collegando scelte individuali dettagliate e risultati aggregati, la ricerca di Deaton ha contribuito a trasformare i campi della microeconomia, macroeconomia ed economia dello sviluppo”.

Se il metodo di selezione dell’importanza dei lavori scientifici fondato sul numero di citazioni ottenute ha qualche valore, Deaton può essere senz’altro ritenuto uno dei più influenti economisti contemporanei, avendo ricevuto oltre 50mila citazioni e più di 20mila dal solo anno 2010, con la sua opera fondativa del 1980 intitolata “Economics and consumer behavior” oltre quota 5800.

È però nella sua opera recente, posteriore all’inizio della crisi finanziaria del 2008, che si riscontrano le idee più feconde e più anticonformiste rispetto alla maggioranza degli economisti nei confronti dei danni prodotti dal capitalismo finanziario sempre meno di mercato e sempre più inefficiente, in particolare nell’opera del 2013 “The Great Escape: Health, Wealth, and the Origins of Inequality”.

In questa, Deaton approfondisce i percorsi storici e correnti che sottostanno alla salute e ricchezza delle nazioni, e individua le misure da intraprendere per sostenere coloro che sono rimasti indietro e, appunto, “fuggire dalla povertà”.

Se, infatti, grandi progressi nella medicina, nel controllo delle epidemie, nelle vaccinazioni e nell’accesso all’acqua pulita sono indubitabili, d’altra parte non sono state debellate enormi carestie e malattie endemiche come l’Aids.

Wealth Distribution
Concentrazione delle risorse: la ricchezza netta dello 0,1% degli Americani più ricchi sta sorpassando quella del 90% delle famiglie “più povere”

Negli stessi Stati Uniti, sottolinea Deaton, al rallentamento della crescita è corrisposto un aumento delle diseguaglianze, mentre i paesi che hanno più di altri superato la povertà estrema diffusa, come India e soprattutto Cina, non hanno goduto di aiuti internazionali come altri, per esempio molti paesi africani, che invece sono rimasti tragicamente indietro. A significare che gli aiuti decisi e coordinati dall’esterno, senza assunzione diretta di responsabilità da parte delle Nazioni in difficoltà e delle relative popolazioni sono spesso più dannosi che utili.

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Copertina dell’importante opera del 2013 di Angus Deaton

Il seguente passaggio dal “The Great Escape” appare però il più interessante ai fini del dibattito corrente sul ruolo dominante della finanza che ha contribuito a portare l’economia globale sull’orlo del collasso: “I servizi finanziari hanno giocato un ruolo importante nell’innovazione finanziaria in economia, e l’allocazione efficiente del capitale è uno dei compiti più importanti in una economia di mercato. Sussiste tuttavia ampia evidenza che alcune attività finanziarie altamente profittevoli siano di scarso beneficio per le popolazioni nel loro complesso, e possano perfino minacciare la stabilità stessa del sistema finanziario – quello che il grande investitore e uomo d’affari Warren Buffett ha chiamato ‘armi finanziarie di distruzione di massa’.

In questo senso, i compensi fuori misura che accompagnano tali attività sono sia ingiustificati che inefficienti. Il pesante reclutamento delle menti migliori nei settori dell’ingegneria finanziaria rappresenta una perdita per il resto dell’economia, riducendo altrove l’innovazione e la crescita…. La garanzia implicita che il governo salverà comunque le istituzioni [finanziarie] più altamente interconnesse [‘troppo grandi per fallire’] ha portato a una eccessiva assunzione di rischio che è stata a sua volta fortemente compensata, sebbene essa abbia portato al collasso e alla miseria per milioni di persone che hanno perso il proprio lavoro, affrontato riduzioni della propria retribuzione, o lasciate con debiti che non potranno restituire.

Che gli operatori che giocano con i propri soldi o quelli dei loro clienti possano arricchirsi è una cosa, ma che lo facciano con i soldi pubblici [chiaro riferimento agli alleggerimenti quantitativi delle banche centrali] è tutto un altro discorso. Se queste attività determinano un diffuso danno sociale, la situazione è intollerabile”.

Se una critica può essere mossa anche al nuovo Nobel per l’economia, è quella della mancanza di consapevolezza rispetto alla finitezza delle risorse, in altre parole all’impossibilità di crescita infinita in un mondo dotato di risorse – energetiche e minerali – necessariamente limitate. Non se ne trova traccia, infatti, nei suoi lavori passati o recenti.

Data la qualità degli altri premi Nobel assegnati quest’anno in altri settori, per esempio Letteratura e Pace, tuttavia, c’è da essere senz’altro soddisfatti.

Francesco Meneguzzo

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